COME SI ADEGUANO LE IMPRESE ALLE SFIDE DEL COVID-19
Come si adeguano le imprese alle sfide del Covid-19

Cosa è successo nell’ultimo mese – La nuova rubrica TIG sull’evoluzione del mercato digitale

Dalla rubrica “La settimana digitale” del blog TIG nasce questa nuova sezione della Newsletter in cui verrà riportata una sintesi delle principali notizie/annunci pubblicati nell’ultimo mese sulla digital economy, riordinati in base ai settori tradizionalmente più seguiti da TIG e che noi riteniamo di maggiore interesse per comprendere l’evoluzione del mercato e i principali trend che lo impattano.

N. Gennaio 2021
        

a cura di Carmen Camarca 
Analyst, The Innovation Group 

 

L’effetto Covid-19 spinge molte imprese del commercio su Internet. Sono state più di 3.600 le aziende di questo settore che hanno aperto un canale di vendita online tra aprile e ottobre 2020 per operare anche in questo momento di difficoltà, facendo registrare in sette mesi una crescita del +15,5% (erano complessivamente 23.386 unità a marzo 2020 contro 27.007 ad ottobre 2020). A dirlo sono i dati di Unioncamere attraverso l’osservatorio dei Punti Impresa Digitale (PID) delle Camere di Commercio secondo cui l’emergenza pandemica ha costretto molti imprenditori ad accelerare il loro percorso di digitalizzazione per reagire alle avversità e cercare di rimanere produttivi anche da remoto. Nel complesso quasi un’impresa italiana su tre si è equipaggiata tecnologicamente per le vendite e i pagamenti sul web. Dopo la prima fase di lockdown, da maggio a settembre 2020, sono aumentate di 4 punti percentuali le PMI che si sono dotate di strumenti per l’e-commerce (il 27% contro il 23% dello stesso periodo del 2019) e di +5 punti percentuali quelle che si sono equipaggiate per l’e-payment (il 36% contro il 31%).

Tuttavia, dal report “Imprese e ICT 2020” dell’Istat, basato su un’indagine effettuata tra giugno e agosto 2020 su un campione di oltre 20mila imprese, cioè circa il 10% dell’universo delle realtà con più di 10 addetti attive in Italia, emerge che solo il 18% delle aziende italiane con almeno 10 addetti soddisfa più della metà dei 12 parametri tecnologici che compongono l’indice europeo di digitalizzazione delle imprese (Digital Intensity Index).

Complessivamente il report conferma lo scenario a luci e ombre della digitalizzazione in Italia, rilevando numeri confortanti solo per le grandi imprese. L’effetto positivo della pandemia sugli investimenti ICT sembra essersi concretizzato solo per i servizi cloud, mentre l’adozione delle tecnologie più avanzate va a rilento, e in alcuni ambiti, come la formazione ICT ai dipendenti, e la presenza di specialisti ICT interni, emergono sensibili passi indietro rispetto all’anno scorso.

In particolare, tra le imprese fino a 99 addetti la situazione più diffusa comprende al più la connessione di almeno 30 Mbps, l’invio di fatture elettroniche e il sito web evoluto. Mentre l’uso di servizi cloud evoluti, l’uso di device mobili da parte degli addetti, e la presenza di specialisti ICT sono più frequenti nelle imprese con almeno 100 addetti. L’uso delle tecnologie più innovative – robotica, analisi di big data e stampa 3D – si riscontra principalmente nelle imprese che soddisfano almeno altri 5 parametri, e che quindi hanno gradi di digitalizzazione alti e molto alti.

Infine, il 97,5% delle imprese utilizza connessioni in banda larga fissa o mobile e circa il 63% fornisce ai propri addetti dispositivi portatili per scopi lavorativi, percentuale che nelle grandi imprese sale al 96%, e che è rimasta stabile rispetto al 2019, mentre è aumentata (dal 50% al 53,2%) quella degli addetti che usano un computer connesso per lavorare. L’incremento probabilmente è dovuto ai recenti lockdown che ha portato, altresì, ad un forte aumento di imprese che hanno arricchito il sito web con servizi e informazioni sui prodotti (dal 34% del 2019 al 55% del 2020) e di quelle che utilizzano servizi cloud (dal 23% del 2018 al 59% del 2020).

 

Fonte: Istat, 2020

 

In particolare, in riferimento al tema delle connessioni Internet e dello sviluppo infrastrutturale, si ricorda che lo scorso dicembre Enel ha ceduto tra il 40 e il 50% di Open Fiber al fondo australiano Macquarie. La cessione potrebbe rappresentare un passo importante verso la creazione di un’unica società (che nascerebbe dalla fusione tra Open Fiber e Tim per sviluppare e gestire la rete in fibra con una governance neutrale). L’Italia si sta avviando verso la creazione di una rete unica?

 

Ad ogni modo che la digital economy faccia fatica a decollare nel nostro Paese è una problematica evidenziata anche dalla Banca Centrale Europea che di recente ha stilato una classifica degli Stati Membri dell’UE da cui emerge, appunto, come l’Italia sia una delle nazioni europee meno evolute per quanto riguarda le decisioni e gli interventi legati all’economia digitale.

 

Fonte: BCE, 2020

 

Nel dettaglio, nel nostro Paese permane il divario con le performance continentali, sebbene siano stati compiuti notevoli passi in avanti sul fronte dell’infrastrutturazione ultrabroadband. L’adozione del digitale è, infatti, aumentata notevolmente dal 2015: l’indice dell’economia e della società digitale è passato da meno di 40 nel 2015 a oltre 60 nel 2020.

Sebbene la connettività (in particolare la banda larga) abbia raggiunto livelli comparabili nella maggior parte dei paesi, persistono differenze in altre dimensioni, come i livelli di capitale umano e l’integrazione delle tecnologie digitali nel settore pubblico e delle imprese.

 

Digital banking, e-commerce, sicurezza online

Una delle principali conseguenze del trasferimento online delle aziende è l’esplosione dei servizi bancari digitali. Al riguardo, secondo la ricerca 2020 European Evolution of Banking di Mastercard, in cui sono state analizzate le tendenze del digital banking in 12 mercati europei nel settembre 2020, la pandemia ha promosso un maggiore interesse da parte dei cittadini italiani ed europei verso le app e le soluzioni di digital banking.

Nel dettaglio, la ricerca delinea alcune nuove tendenze post pandemia, tra cui la crescente diffusione del digital banking in Italia: il 46% degli italiani intervistati si mostra positivo nel volere approcciare alle nuove soluzioni di digital banking, un interesse che si è anche tradotto in una maggiore adozione di questo tipo di pagamenti nel quotidiano, con più di due italiani su cinque (41%) che dichiarano di condurre transazioni finanziarie online e tramite app più frequentemente rispetto al periodo pre-pandemia, principalmente grazie ai vantaggi di risparmio di tempo e semplicità. Le app bancarie sono state infatti le più usate dagli italiani (52%), seguite da app dei social media (48%), app per i viaggi (27%) e app di banking digitale fornite da banche solo digitali (26%). Con riferimento al mercato italiano, tra i principali benefici si rileva il risparmio di tempo (57%), la semplicità di utilizzo (45%) ed infine la semplificazione in chiave smart del proprio stile di vita e la minimizzazione del rischio contagio da Coronavirus (entrambi al terzo posto con un valore di 31%).

Tale fenomeno comporta, altresì, la forte accelerazione, per le banche operanti nel nostro Paese, su sicurezza e innovazione, con strategie e programmi di investimento ancora più a misura del cliente. È quanto sottolinea l’Associazione Bancaria Italiana (Abi) che nel suo ultimo studio sulla sicurezza mostra come i volumi di spesa previsti per la sicurezza IT rispetto al totale del budget IT passino dal 7% riscontrato durante il 2019 al 12% per il 2020. Il budget di sicurezza IT si divide tra interventi per incrementare i livelli di sicurezza dei servizi (31%), interventi per l’evoluzione del servizio offerto alla clientela, anche in ottica di business (30%) e interventi per l’adeguamento alle normative di sicurezza (39%).

 

Gli attacchi hacker negli USA e allo sviluppo dei vaccini

Microsoft è rimasta vittima della massiccia campagna di attacchi informatici che hanno interessato diverse agenzie governative americane. L’attacco sarebbe partito dal software per la gestione delle reti chiamato Orion, prodotto dalla società texana SolarWinds che, come riportato da Reuters, viene utilizzato dalla stessa Microsoft, al pari di oltre 300 mila aziende sparse nel mondo (tra cui anche Telecom Italia). Sempre secondo Reuters, inoltre, anche alcuni prodotti Microsoft sarebbero stati utilizzati per favorire e diffondere gli attacchi, una conferma di quanto detto dal Dipartimento per la Sicurezza Nazionale su come siano stati sfruttati dai criminali informatici più metodi di ingresso nelle diverse reti governative.

Nella vicenda è intervenuto anche il presidente di Microsoft, Brad Smith, che come riportato su Twitter da una giornalista del New York Times ha affermato che le informazioni su un coinvolgimento del software di Redmond sono del tutto false, riportando di «non aver identificato alcuna vulnerabilità nei prodotti o servizi cloud Microsoft nel corso delle indagini», aggiungendo che «tutti i dati sono al sicuro». Quello che viene definito «il più grave attacco hacker della storia degli Stati Uniti» sarebbe andato avanti per mesi, con lo scopo di monitorare il lavoro di diversi dipartimenti del governo americano, tra cui quelli di Difesa, Stato, Tesoro, Sicurezza interna e Commercio.

La vicenda va ad aggiungersi a quanto avvenuto all’interno di IBM in cui era stata individuata una campagna di phishing globale che aveva come bersagli aziende e organizzazioni impegnate nello sviluppo della catena del freddo per distribuire i vaccini contro Sars-CoV-2, un tassello fondamentale della supply chain mondiale. Si tratta solo dell’ultimo capitolo di quella che secondo CybergON è stata in questi mesi una scatenata guerra informatica alla proprietà intellettuale e alle informazioni che ruotano intorno allo sviluppo e alle sperimentazioni dei vaccini da parte di numerose imprese, istituzioni e laboratori in tutto il mondo.

Nel frattempo, la Commissione europea e l’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza hanno presentato una nuova strategia dell’Unione europea per la sicurezza informatica.

Nel dettaglio sono due le proposte di Direttiva: la prima sulle misure per un elevato livello comune di sicurezza informatica in tutta l’Unione (NIS 2) e la seconda sulla resilienza dei soggetti critici. La Direttiva NIS 2 riguarderà le entità di medie e grandi dimensioni di diversi settori in base alla loro importanza per l’economia e la società, rendendo più rigidi i requisiti di sicurezza imposti alle imprese, affronterà la sicurezza delle catene di fornitura e delle relazioni con i fornitori, semplificherà gli obblighi di notifica, introdurrà misure di vigilanza più rigorose per le autorità nazionali e obblighi di esecuzione più severi e avrà l’obiettivo di armonizzare i regimi sanzionatori in tutti gli Stati membri. La Direttiva sulla resilienza dei soggetti critici, invece, estende sia l’ambito di applicazione, sia la profondità della Direttiva sulle infrastrutture critiche europee del 2008. Sono ora contemplati dieci settori: energia, trasporti, banche, infrastrutture dei mercati finanziari, sanità, acqua potabile, acque reflue, infrastrutture digitali, Pubblica Amministrazione e spazio. Nell’ambito della Direttiva ciascuno Stato membro dovrà adottare una strategia nazionale per garantire la resilienza dei soggetti critici ed effettuerebbe valutazioni periodiche dei rischi.

 

 

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