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Monete digitali: Il “lento pede” dell’Europa

N.  Maggio 2021
        

a cura di Ezio Viola 
Co-Fondatore, The Innovation Group 

 
C’è un fermento tra le banche centrali nello studio di forme di valute digitali per contrastare la crescita delle criptovalute private; tutte si stanno preparando con diversi gradi di avanzamento e in alcuni casi già con sperimentazioni sul terreno. Le criptovalute come il Bitcoin non sono una moneta digitale bensì un’attività finanziaria autoregolata con transazioni su blockchain, tuttavia è stato dimostrato che esiste una tecnologia che può rendere obsoleto l’attuale sistema dei pagamenti.

Una moneta digitale emessa da una banca centrale ha gli stessi vantaggi di convenienza di una criptovaluta ma anche la garanzia del valore e costi inferiori per via della centralizzazione del libro mastro che evita la complessità tecnologica delle transazioni in criptovalute.

Gli obiettivi che tutti si propongono sono la facilità e rapidità dei pagamenti, l’inclusione finanziaria di chi non ha un conto in banca, l’abbattimento dei costi di transazione, la diminuzione dei prezzi di trasferimento cross-country di denaro nonché delle commissioni per prelievi e acquisti fatti all’estero. Nessuno ha ancora un’idea precisa di che “design” avranno queste monete digitali ma tutte dichiarano che non sostituiranno il contante né le carte di credito, ma si affiancheranno ad essi e avranno lo status di corso legale.

Da poche settimane anche la BCE ha terminato una estesa consultazione pubblica sull’euro digitale in cui sono stati evidenziati alcuni punti importanti per avviare un progetto esecutivo per la realizzazione di una moneta unica digitale europea.

Uno dei punti considerati più importanti è la privacy ma viene anche riconosciuta alla necessità che l’euro digitale abbia caratteristiche che possano prevenire attività illecite come riciclaggio di denaro o finanziamento di attività terroristiche.  Inoltre, esso deve rendere possibili pagamenti sicuri in tutta la zona euro senza costi addizionali e che dovrebbe essere integrato nelle infrastrutture di pagamento oggi esistenti. La maggioranza di chi ha risposto ritiene che banche, istituti di pagamento e altri intermediari abbiano un ruolo nel fornire servizi basati sull’euro digitale, come ad esempio poter essere integrato con i pagamenti on line e mobile e servizi bancari in generale.  Esiste la possibilità di nuovi servizi che possano far crescere innovazione ed efficienza come, per esempio, rendere più veloci e meno costosi i pagamenti cross border.

Per quanto riguarda la privacy, la BCE ha già iniziato sperimentazioni tecniche e l’euro digitale deve aumentare la privacy nei pagamenti digitali in quanto la BCE non ha interesse di monetizzare o raccogliere i dati degli utilizzatori e quindi deve permettere alle persone di fare pagamenti senza condividere i loro dati con terze parti. In teoria i pagamenti con euro digitale potrebbero essere anonimi se l’identità degli utenti non fosse verificata quando accedono ai servizi digitali. Ciò può creare un terreno fertile per attività illecite e impedire limiti, che possono essere imposti sull’uso dell’euro digitale, quando fosse necessario per salvaguardare la stabilità finanziaria e l’intermediazione delle banche, prevenendo l’eccessivo flusso di capitali e l’utilizzo dell’euro digitale come forma di investimento. Inoltre, viene ribadito che il contante rimane disponibile così da poter continuare a fare pagamenti anonimi.  Sicurezza e usabilità devono essere dei fattori particolarmente importanti per gli utilizzatori.

I pagamenti elettronici stanno diventando sempre più diffusi e l’euro digitale assicurerà che la moneta sovrana rimanga disponibile così che le persone possano avere piena confidenza sia con l’euro digitale che con il contante perché entrambe supportate da una banca centrale credibile. L’euro digitale non significa la fine del contante, sarà complementare e non sostitutivo, e contribuirà a creare un diverso panorama di pagamenti dando più scelta alle persone.

A questo punto la BCE inizierà una fase formale di valutazione per l’euro digitale in cui verranno analizzate le diverse opzioni per la progettazione e i requisiti funzionali come pure le condizioni sotto le quali gli intermediari finanziari possono fornire i servizi di front-end basati sull’euro digitale. Alla fine di questo processo partirà con un progetto esecutivo che potrebbe però richiedere diversi anni (3-5 anni) prima dell’avvio di un euro digitale.

Tutto ciò è significativo ma segna anche un ritardo perché proprio recentemente la Cina ha annunciato che lancerà il digitale renminbi e lo ha fatto quasi in coincidenza con la quotazione di Coinbase la più grande borsa per gli scambi di criptovalute come Bitcoin ed Ethereum. Queste criptovalute sono ben diverse da una moneta digitale ma la quotazione di Coinbase e la sua capitalizzazione stratosferica (circa 100 Miliardi) sono un segno chiaro di quanto sia vasto il mercato e l’utilizzo di pagamenti e investimenti in strumenti digitali.

La Cina emette la sua moneta ora perché voleva fermare Alibaba che con Ant ne aveva creato una versione privata e oltre a bloccare la quotazione di Ant nel dicembre scorso e sanzionare Alibaba il governo doveva offrire una alternativa efficienza e incentivarne l’uso nelle transazioni internazionali e incominciare a non dipendere più da circuiti come Swift.

Quindi di sicuro la moneta digitale non sarà un Bitcoin o altra criptovaluta, sarà tracciabile e contrassegnata da un preciso valore e quindi lontano dalle fluttuazioni che esse hanno. La valuta digitale sarà controllata dai governi e misurata dalle banche centrali in nome della gestione della massa monetaria a difesa del sistema finanziario dai pericoli di inflazione, instabilità e illegalità.

L’Europa rischia un ritardo incolmabile che si somma a quello di creare un sistema bancario e finanziario unico in grado di competere con Cina e Usa.

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