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Il ruolo del Cloud Computing all’interno dei processi trasformativi delle aziende

A cura di Camilla BelliniAnalyst, The Innovation Group

Interrogarsi sul potenziale trasformativo e sul ruolo che il Cloud Computing può avere all’interno delle aziende è sicuramente un punto di partenza importante nel percorso di comprensione dei trend e dei driver all’adozione di questo nuovo modello di delivery tecnologico.

Il termine Cloud Computing è entrato ormai da diversi anni nel vocabolario di CIO e addetti ai lavori all’interno dei dipartimenti IT e delle aziende, nonché all’interno delle singole Business Unit che hanno visto nel Cloud una possibilità per acquisire indipendenza “tecnologica” e implementare in autonomia soluzioni e progetti. Il Cloud si è infatti imposto recentemente come uno strumento tecnologico in grado di trasformare l’Information Technology da investimento di lungo periodo, ammortizzabile su molti anni, in risorsa operative flessibile, alla stregua di una commodity “consumabile” on-demand.

A fronte della possibilità di trasformare la propria struttura tecnologica e renderla più agile nei confronti del business, molti CIO e responsabili IT hanno mostrato interesse per questo modello tecnologico, intraprendendo un percorso di trasformazione tecnologica che ha portato ad una revisione della tecnologia esistente e della relativa struttura dei costi, ad implementare modelli di go-to-market più rapidi, così come a razionalizzare le operations e le tecnologie in-house: il Cloud Computing ha permesso di sviluppare “rinnovate” infrastrutture tecnologiche partendo dall’esistente, rivedendolo e trasformandolo in termini di agilità e flessibilità. Quando si parla infatti di Cloud non si fa riferimento a nuovi servizi o nuove funzionalità, ma, al contrario, alla possibilità di riproporre in modo nuovo e indubbiamente più efficiente, funzionalità già esistenti nei sistemi tradizionali, benché molto spesso più difficili da sfruttare in termini di accessibilità di costo e dimensione. A questo si lega inoltre il tema del potenziale che questo paradigma può avere all’interno delle PMI, molto spesso “escluse” dai processi di innovazione anche a fronte dei cospicui investimenti tecnologici richiesti. In quest’ottica, il Cloud consente alle grandi aziende di liberare risorse e budget un tempo dedicati al mantenimento di infrastrutture e licenze gravose a scapito di nuovi progetti innovativi, mentre dall’altra permette alle PMI di fare i primi passi in un percorso più pervasivo di digitalizzazione dell’azienda.

Uno dei vantaggi che ha determinato la notorietà del Cloud Computing riguarda infatti proprio la capacità di questo modello di delivery di trasformare il rapporto delle aziende con la tecnologia, rendendola più accessibile e meno “temibile” (in termini di investimenti e di rischio di lock-in). La capacità trasformativa che viene attribuita al Cloud, spesso inserito nella “lista” delle tecnologie abilitanti la Digital Transformation, risiede nel fatto che questo paradigma abilita infrastrutture e applicazioni in modo tale che le aziende possano fare leva su di esse per costruire dei veri e propri progetti di innovazione: il Cloud è un modello trasformativo che prepara i sistemi informativi delle aziende alle sfide, in termini di agilità e flessibilità, che i paradigmi della Mobility, la diffusione dei Social e i Big Data richiedono. Queste sfide possono provenire inevitabilmente sia dall’interno, dalla gestione e manutenzione delle infrastrutture e dall’integrazione di applicazioni, sia dall’esterno, in termini di accessibilità e interazione con clienti e fornitori: in questo senso, il Cloud assume a tutti gli effetti il ruolo di tecnologia abilitante la trasformazione, in chiave digitale, delle aziende, dal momento che permette di rivedere l’esistente e di affrontare le sfide del futuro in modo più flessibile e agile.

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