Il mondo nuovo di Horizon Europe e del Consiglio Europeo dell’Innovazione

Il lancio di Horizon Europe dimostra che green economy e digital economy, società ecologica e società tecnologica sono due facce della stessa medaglia, quella del futuro che l’Europa immagina e vuole per sé. Terminato il precedente Horizon 2020, che in sette anni aveva elargito quasi 80 miliardi di euro, scatta un nuovo programma europeo di finanziamenti destinati alla transizione ecologica e digitale. Horizon Europe avrà anch’esso durata settennale e potrà beneficiare di 95,5 miliardi di euro di fondi Ue e anche di nuovi strumenti di attuazione, come il Consiglio Europeo dell’Innovazione (European Innovation Council).

Un’entità nuova e unica nel suo genere, quest’ultima, che offrirà sostegno finanziario (con 10 miliardi di euro messi a budget) e supporto consulenziale, attività di accelerazione e incubazione di nuovi progetti per piccole e medie imprese e per startup. In sostanza, un punto di riferimento per l’innovazione che nasce dal basso, con “caratteristiche che lo rendono unico nel modo di sostenere iniziative e progetti pionieristici”, scrive l’ufficio stampa della Commissione Europea.

Come funzionerà il Consiglio Europeo dell’Innovazione 

Il Consiglio Europeo dell’Innovazione (CEI) nasce sulla base di un riuscito programma pilota di Horizon 2020. Caratteristica unica è il fatto di associare attività di ricerca sulle tecnologie emergenti a un programma di accelerazione e a un fondo azionario che dedica 3 miliardi di euro alle startup innovative e alle Pmi. “Disponiamo ora di un fondo per sostenere le piccole e medie imprese che si dedicano a innovazioni pionieristiche, offrire accesso a capitale proprio e dare una spinta alle start-up innovative”, ha dichiarato Margrethe Vestager, commissaria europea per la Concorrenza e  vicepresidente esecutiva di A Europe Fit for the Digital Age and Competition. “È un modo per convertire la ricerca tecnologica futuristica in innovazione nell’impresa”.

Ciascuna area del nuovo organismo ha uno scopo specifico, all’interno di una strategia globale che sarà elaborata dal comitato consultivo CEI, composto da “innovatori di spicco”. L’acceleratore sosterrà le startup, le imprese nate da spin-out e più in generale le Pmi, per aiutarle a “sviluppare e ampliare innovazioni rivoluzionarie”. Attraverso un sistema di candidature sarà possibile presentare domanda di finanziamento “in qualsiasi momento con un iter semplificato”. La squadra dei responsabili del programma CEI, invece, si occuperà di sviluppare “progetti futuristici di scoperte tecnologiche e innovative”, come la terapia cellulare e genica, l’idrogeno verde e gli strumenti per il trattamento delle malattie cerebrali.  Avrà, inoltre, il compito di gestire il portafoglio dei progetti CEI e di mettere insieme gli stakeholder.

Per trasformare i risultati delle attività di ricerca in innovazioni (in forma di spin-out, partenariati commerciali o altro) entrerà in campo il nuovo regime CEI di finanziamento della transizione. Un obiettivo specifico è poi quello di favorire l’imprenditoria femminile innovativa: saranno introdotte “nuove misure a sostegno delle donne innovatrici, tra cui un programma per la leadership femminile”, fa sapere la Commissione Europea. “In collaborazione con la rete Enterprise Europe saranno sostenute le donne innovatrici di talento e tutte le Pmi innovative delle regioni meno conosciute, per superare il divario in materia di innovazione”.

La spartizione dei fondi di Horizon Europe
Il budget di Horizon Europe (infografica: Commissione Europea)

Gli obiettivi di Horizon Europe

Tornando a Horizon Europe, il programma riunisce due dimensioni di progresso: quella ecologica (la lotta al cambiamento climatico e il raggiungimento degli obiettivi del Green Deal) e quella economica, ovvero il sostegno alla crescita e alla competitività dell’Europa. I 95,5 miliardi di euro, tra cui i 10 miliardi del CEI, saranno destinati a facilitare la collaborazione fra il mondo della ricerca e quello dell’innovazione d’impresa, a creare competenze, nuove tecnologie e nuovi posti di lavoro, a definire nuove policy a sostegno della sostenibilità e del digitale. Per il biennio 2021-2022 sono stati stanziati 14,7 miliardi di euro, circa un terzo dei quali (5,8 miliardi) sarà investito in ricerche e iniziative per la transizione ecologica.

Il programma è declinato in cinque “missioni”, ciascuna dotata di un proprio consiglio e di una propria assemblea: adattamento ai cambiamenti climatici e trasformazione della società; salvaguardia di oceani, mari, acque costiere e interne; lotta al cancro (diagnosi precoce, sviluppo di nuove terapie, supporto alla qualità di vita dei pazienti, accesso equo ai servizi sanitari); salute del suolo e cibo (con attività di ricerca, formazione, sviluppo di nuove soluzioni); neutralità climatica delle città. A proposito di quest’ultima missione, tra gli obiettivi già definiti c’è quello di aiutare un centinaio di città europee a raggiungere entro il 2030 la neutralità climatica, cioè a saper smaltire una quantità di gas serra pari o superiore a quella prodotta. Queste metropoli, inoltre, potranno proporsi come “hub di innovazione”, fungendo da esempio e da stimolo per tutte le città d’Europa.

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DITE significa Donne, Innovazione e Transizione Ecologica: temi solo apparentemente distinti, e che si intrecceranno sempre di più in una futura società che voglia essere inclusiva, libera dai pregiudizi di genere, digitale e sostenibile. D’altra parte questi sono anche gli obiettivi al centro del PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che vogliamo seguire e presidiare su queste pagine.

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Ma il dibattito proseguirà anche oltre il Digital Italy, qui su DITE, che (come il nome suggerisce) è anche un invito alla parola: in questo blog si raccontano e portano il loro punto di vista imprenditrici, rappresentanti delle istituzioni e donne appassionate di digitale. Continueremo a dare spazio alla discussione anche dopo il Digital Italy, sul blog e con un ebook che nascerà dalla selezione di alcuni articoli delle autrici di DITE.





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