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Carl Benedikt Frey – Innovazione tecnologica e impatto sul mercato del lavoro: rischi ed opportunità.

N.  Maggio
        

a cura di Ezio Viola 
AD, The Innovation Group 

 


Questo mese abbiamo fatto colazione con…
Carl Benedikt Frey, Co-Director dell’ Oxford Martin Programme on Technology and Employment dell’ Oxford Martin School, Oxford University

 

Innovazione tecnologica e impatto sul mercato del lavoro: rischi ed opportunità.

L’innovazione tecnologica è destinata ad avere un impatto dirompente sul mercato del lavoro: ne aumenterà l’efficienza ma con molta probabilità ne sconvolgerà anche alcune dinamiche. Ne abbiamo discusso con  Carl Benedikt Frey Co-Director dell’ Oxford Martin Programme on Technology and Employment dell’ Oxford Martin School, Oxford University.

Qual è la singolarità dell’imminente rivoluzione digitale e quali saranno i suoi principali effetti sulla società?
L’ influenza della tecnologia sul lavoro è un tema che da sempre ha accompagnato l’umanità, l’unica differenza nel corso del tempo è il tipo di tecnologia oggetto di tale dibatto. Fin dai tempi dell’antica Roma, l’imperatore Vespasiano cercava tecnologie agricole più efficienti per sfamare una popolazione in costante aumento, oggi invece la tecnologia si propone in sostituzione di alcune categorie di lavoro per renderne i processi più economici ed efficienti. L’effetto più probabile di questa rivoluzione digitale sulla società è una polarizzazione sia su scala intra-nazionale (tra poveri e ricchi) che su scala internazionale (tra paesi più poveri e paesi più ricchi). Il grado del processo di sostituzione della tecnologia al lavoro, e quindi di polarizzazione, sarà inoltre differente tra le nazioni: paesi in via di sviluppo con una grande matrice manifatturiera e non automatizzata saranno maggiormente interessati rispetto a paesi con una economia fondata su servizi non altamente automatizzabili. Il rischio di lavori rimpiazzati dall’automazione è del 77% per la Cina e del 48% per gli USA.

Cosa ne pensa della proposta di Bill Gates di tassare i robot per attenuare l’impatto delle nuove tecnologie sul mercato del lavoro creando nuove risorse per il welfare?  
Credo che sia una provocazione da parte di Bill Gates per attirare l’attenzione sulle ripercussioni della tecnologia sul mercato del lavoro. Di sicuro tassare i robot non è una soluzione o una politica efficace alle problematiche poste da questa rivoluzione tecnologica. L’automazione è finalizzata all’aumento dell’efficienza di alcuni contesti produttivi, tassare i robot sarebbe così una imposta su fonti di produttività, al contrario sarebbe più ragionevole fare politiche volte a tassare processi improduttivi ed inefficienti.

Quali sarebbero i lavori più soggetti ad essere rimpiazzati dall’automazione?
In numerosi lavori l’uomo detiene ancora un vantaggio comparato e competitivo. Questi sono lavori che richiedono abilità di percezione, interazione sociale e creatività. Le tecnologie attuali non sono ancora in grado di rimpiazzare queste caratteristiche umane, ed è ragionevole pensare che non siano in grado di farlo neanche in un futuro prossimo.

Quali sono le influenze della sharing economy sulle dinamiche nel mercato del lavoro, ed in particolare quali sono gli effetti sulla disoccupazione e sui salari? Una regolamentazione dei prodotti della sharing economy porterebbe una competizione più sana ed ad un guadagno per la società?
La sharing economy si basa sull’utilizzo di asset privati, idealmente non produttivi, con finalità profittevoli. Il privato trae quindi profitto da un capitale che prima non produceva alcun guadagno, riuscendo a soddisfare una domanda non pienamente appagata dalle precedenti condizioni dell’offerta. In uno dei miei ultimi articoli ho analizzato gli effetti di Uber sugli autisti di taxi nel mercato americano. Ho comprovato come Uber non abbia aumentato la disoccupazione nel mercato dei tassisti, ma ne abbia però ridotto i salari generando guadagni in termini di efficienza allocativa per la società. La regolamentazione dei servizi come Uber porterebbe quindi guadagni solo per le singole categorie di lavoratori in competizione con i prodotti della sharing economy, ma non per l’intera società.

Infine una domanda sul futuro: alcuni studiosi hanno teorizzato la post-work society, una società in cui il lavoro umano sarà ridotto ai minimi termini, come estrema conseguenza di un mondo automatizzato. Crede che queste teorie siano fondate o che siano speculazioni fantascientifiche?
Credo sia uno scenario divertente e che sicuramente non si verificherà entro il nostro orizzonte di vita. Il principale ostacolo che questa rivoluzione digitale pone alla società è la sua riorganizzazione nel breve periodo, nel lungo, al contrario, ci saranno nuove opportunità di crescita (e lavoro) con professioni che oggi probabilmente neanche immaginiamo. In uno scenario di post-work society la società dovrebbe drasticamente ripensarsi: se il ruolo del lavoro nella società si riduce, l’uomo deve trovare altre modalità, ugualmente esaudienti, di impiego del proprio tempo.

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