“The intrepid CIO”: a Baveno si parla del futuro del ruolo al centro della trasformazione
Il Caffè Digitale


Il CIO Leaders Summit di Baveno ha riunito i CIO italiani per discutere le sfide in evoluzione nella trasformazione digitale, sottolineando la necessità di una leadership coraggiosa, di team collaborativi, del supporto del top management e dell’adattamento alle complessità tecnologiche, incluso l’impatto dell’intelligenza artificiale sul business e sulle relazioni con i fornitori.
In questi giorni a Baveno, TIG – The Innovation Group, con la collaborazione di CEFRIEL e il patrocinio di Aused, ha riunito la community dei CIO italiani per la terza edizione del CIO Leaders Summit. Obiettivo dell’incontro: discutere delle sfide e delle evoluzioni che questo ruolo deve affrontare oggi, all’interno dei confini aziendali, nelle relazioni con i fornitori e con gli altri attori dell’ecosistema dell’innovazione con cui si trovano ad operare. Il traguardo? Diventare “intrepid CIO”, o continuare a esserlo e rafforzare il proprio ruolo, per chi ha già accettato la sfida.
Che cosa significa d’altra parte essere “intrepid” in un contesto in cui le preoccupazioni – non solo tecnologiche – aumentano e diventano più complesse? Il fattore umano e culturale è certamente imprescindibile: non è più tempo di “uomini soli al comandi”. Avere team e persone in grado di supportare e stimolare il responsabile dei sistemi informativi è un aspetto cruciale; occorre circondarsi delle persone giuste, con cui sviluppare e coltivare una cultura dell’errore, ormai fondamentale per sostenere le iniziative di innovazione in azienda.
Essere intrepidi rispetto al digitale deve coinvolgere però anche il top management e la proprietà, che devono fare challenge e fornire stimoli di visione nei confronti del ruolo della tecnologia come motore della sostenibilità e della crescita del business. Essere intrepidi significa anche fronteggiare e mantenere un dialogo aperto con il top management, il cui supporto resta abilitante la messa a terra dei progetti di innovazione.
Il coraggio è quanto mai necessario in un contesto in cui cresce anche la complessità tecnologica, al centro di un vero e proprio tsunami. Alle sfide più tradizionali – di ammodernamento ed evoluzione dei sistemi informativi aziendali tradizionali – si aggiungono quelle dell’intelligenza artificiale, in particolare di quella generativa, che espone l’azienda a nuovi rischi e modalità di interazione con il business.
Emergono nuove dinamiche anche nelle relazioni con i fornitori, chiamati sempre più a svolgere il ruolo di partner tecnologici, capaci di affiancare e comprendere i bisogni dei clienti. Parallelamente, accanto all’ecosistema dell’offerta tradizionale, l’intelligenza artificiale si ritaglia uno spazio competitivo, offrendo strumenti sempre più performanti per lo sviluppo software, come il generative coding e il vibe coding. La diffusione di questi strumenti avvia nuove riflessioni sull’evoluzione della filiera del software e sugli effetti in termini di “insourcing” di applicazioni che in passato potevano venire affidate all’esterno. L’AI diventa quindi una nuova potenziale presenza nel portfolio fornitori IT, che ora devono confrontarsi con forme e dinamiche di competizione inedite.
Essere “intrepid” significa, in altre parole, adottare un mindset manageriale capace di governare un contesto in continua evoluzione, abilitando il cambiamento dei processi aziendali e anticipando nuovi scenari di sviluppo. È un approccio che richiede visione, apertura al rischio controllato e la capacità di trasformare l’innovazione in leve concrete per la crescita dell’organizzazione.
Camilla Bellini
Content & Research Manager, TIG – The Innovation Group
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