Seamless Government: verso la “scomparsa” della Pubblica Amministrazione?
Il Caffè Digitale


Dallo Stato burocratico allo Stato invisibile: la sfida della demografia e dell’intelligenza artificiale
È possibile immaginare una Pubblica Amministrazione che diventi progressivamente invisibile agli occhi dei cittadini, pur rafforzando la propria capacità di rispondere ai loro bisogni?
È la domanda al centro di Seamless Government, il volume curato da Roberto Masiero e Camilla Bellini, che raccoglie le riflessioni di nove autorevoli protagonisti dell’innovazione pubblica italiana.
La tesi è che la PA stia attraversando una trasformazione ben più profonda della digitalizzazione. Dopo la burocrazia weberiana, il New Public Management e il Digital Government, emerge un nuovo paradigma: il Seamless Government, un’amministrazione senza cuciture, nella quale i confini fra enti e organizzazioni diventano invisibili per il cittadino.
Non sarà più la persona a dover individuare uffici e procedure: sarà lo Stato a organizzarsi intorno ai suoi bisogni, attraverso servizi integrati e proattivi.
Questa trasformazione non è soltanto tecnologica. È anche demografica, organizzativa e istituzionale…
L’invecchiamento della popolazione italiana farà crescere la domanda di servizi sanitari e assistenziali, mentre la contrazione della popolazione attiva renderà più difficile reclutare personale qualificato. Si accentuerà così lo squilibrio fra bisogni crescenti e risorse disponibili, imponendo scelte redistributive sempre più difficili. Soprattutto nei piccoli Comuni, la condivisione di infrastrutture e competenze diventerà una necessità.
Parallelamente, la crescente esternalizzazione di funzioni verso imprese e operatori tecnologici favorirà l’emergere dell’Hollow State: uno Stato che conserva la responsabilità dei servizi, ma ne affida parte della produzione a soggetti esterni.
L’intelligenza artificiale accentuerà questa trasformazione, rendendo possibili servizi capaci di anticipare i bisogni e supportare le decisioni pubbliche.
…ma parliamo troppo di strumenti e troppo poco dei fini dell’azione pubblica.
Il problema fondamentale della PA tuttavia non è soltanto un deficit di efficienza, ma la crescente difficoltà di individuare e condividere i fini dell’azione pubblica.
Continuiamo a discutere di strumenti — digitalizzazione, AI, accentramento, esternalizzazioni — senza chiarire sufficientemente quali obiettivi vogliamo perseguire.
Vogliamo una scuola che premi soprattutto il merito o che contrasti prioritariamente l’esclusione sociale? Una sanità che investa maggiormente nella prevenzione o nella cura? Politiche di sviluppo concentrate sulle infrastrutture fisiche oppure sulle competenze, la ricerca e l’innovazione?
Sono scelte politiche fondamentali che nessuna tecnologia può risolvere autonomamente.
In questo contesto assume particolare rilievo la distinzione fra Stato produttore e Stato committente. Produrre servizi richiede competenze operative; governare la committenza significa invece definire obiettivi, priorità, destinatari e risultati attesi. Una funzione molto più complessa, perché implica scegliere esplicitamente quali interessi pubblici privilegiare.
Se lo Stato non sarà capace di compiere queste scelte, rischieranno di essere i fornitori tecnologici e gli algoritmi a incorporarle implicitamente nei sistemi che progettano.
Il rischio è quindi che l’esternalizzazione delle attività si trasformi in un trasferimento delle prerogative di governo ai provider tecnologici.
La questione decisiva diventa allora stabilire come la politica, il management pubblico e i professionisti delle amministrazioni possano concorrere alla definizione dei fini dell’azione pubblica, mantenendo una chiara attribuzione delle responsabilità.
Le interviste raccolte nel volume mostrano come l’innovazione richieda non soltanto nuove tecnologie, ma nuove capacità istituzionali, organizzative e di governo.
Il Seamless Government rappresenta dunque un’opportunità straordinaria, ma anche una sfida democratica.
La Pubblica Amministrazione potrà diventare invisibile come apparato burocratico, ma non dovrà mai diventare invisibile come responsabilità pubblica.
Perché il vero problema non è soltanto costruire uno Stato più intelligente, ma garantire che resti capace di decidere, autonomamente e democraticamente, a quali fini mettere la propria intelligenza al servizio della società.
