30.03.2026

Italia e intelligenza artificiale: tra crescita timida e divide che si allarga

La Trasformazione Digitale

 

La ricerca Microsoft AI Economy Institute 2026 mostra l’adozione della GenAI in Italia in crescita ma con un divario rispetto alle economie più evolute che si allarga.

 

I numeri dell’Italia

Secondo la ricerca Microsoft AI Economy Institute “Global AI Adoption in 2025 – A Widening Digital Divide”, pubblicata a gennaio 2026, nel secondo semestre del 2025, il 27,8% della popolazione italiana in età lavorativa ha usato almeno uno strumento di AI generativa, contro il 25,8% del primo semestre: +2 punti percentuali, costanti ma non accelerati. L’Italia mantiene il 26° posto globale, invariato rispetto a sei mesi prima, a pari merito con la Repubblica Ceca e di poco avanti rispetto a Bulgaria e Finlandia, entrambe al 27,3%. Il confronto con la media del Global North (24,7%) potrebbe sembrare rassicurante, ma il dato aggrega realtà molto diverse: al suo interno infatti spiccano la Norvegia al 46,4%, la Francia al 44%, la Spagna al 41,8%, i Paesi Bassi e il Regno Unito entrambi al 38,9%. L’Italia accusa un ritardo strutturale rispetto a questi vicini europei di che va dai 10 ai 18 punti percentuali. Anche gli Stati Uniti, leader mondiali nell’infrastruttura AI, sono scivolati dal 23° al 24° posto con il 28,3% di adozione: una conferma che detenere la frontiera tecnologica non equivale automaticamente a diffonderla in modo capillare nella propria popolazione.

 

Un divide globale che si allarga

Globalmente circa una persona su sei usa oggi l’AI generativa: il 16,3% della popolazione mondiale nel secondo semestre 2025, in crescita rispetto al 15,1% registrato nel primo semestre. Un incremento di 1,2 punti percentuali che non è uniforme rispetto alle geografie in cui è suddivisa l’analisi. Il Global North cresce quasi al doppio della velocità rispetto al Global South, rispettivamente +1,8 e +1,0 punti percentuali, allargando il divario tra queste due aree da 9,8 a 10,6 punti. Inoltre, l’analisi mostra come il 24,7% della popolazione dei paesi più sviluppati usa l’AI, contro il 14,1% nei paesi in via di sviluppo. Tra i dieci paesi con la maggiore accelerazione nel semestre, tutti appartengono ad economie ad alto reddito, sottolineando come l’AI sta amplificando le diseguaglianze esistenti, non riducendole.

 

Il caso emirati: sette anni di vantaggio strutturale

Gli Emirati Arabi Uniti guidano la classifica mondiale con il 64% di utenti AI, un risultato costruito in oltre sette anni di visione strategica. Nel 2017, ovvero cinque anni prima che ChatGPT diventasse un nome di massa, Dubai nominava il primo Ministro di Stato per l’Intelligenza Artificiale al mondo e lanciava una strategia nazionale che copriva differenti settori prioritari (tra cui oltre alla tecnologia si sono energia, aerospazio, istruzione ecybersecurity), stabilendo framework di governance quando la maggior parte dei governi stava ancora valutando se l’AI meritasse attenzione politica dedicata. Quando l’onda generativa è arrivata, la popolazione dell’UAE era già familiarizzata con la tecnologia attraverso i servizi pubblici. Il risultato di questa politica è stato molto forte tanto che il 67% dei cittadini degli Emirati si fida dell’AI (Edelman Trust Barometer 2025), contro il 30% circa degli americani e dei paesi dell’Europa occidentale. Una differenza di 35 punti percentuali che spiega, più di qualsiasi altro dato, perché l’adozione vada così veloce. Percorsi evolutivi su fenomeni così dirompenti fanno comprendere che non si può costruire una cultura digitale in sei mesi.

 

La Corea del Sud un esempio di accelerazione

Se gli Emirati Arabi Uniti rappresentano la solidità di una strategia di lungo periodo, la Corea del Sud incarna l’esempio di come lo sviluppo tecnologico possa accelerare quando politiche, tecnologia e cultura si allineano. In soli sei mesi, infatti, è balzata dal 25° al 18° posto globale, con una crescita di 4,8 punti percentuali e un incremento dell’utenza AI dell’81,4% in dodici mesi, contro la media globale del 35%. Sono stati tre fattori a spingere questa crescita. Il primo è istituzionale: il governo ha costituito il National AI Strategy Committee, un organo di coordinamento interministeriale, e approvato la AI Basic Act, che bilancia innovazione e governance. Il secondo è tecnologico: GPT-4o e GPT-5 hanno raggiunto prestazioni elevate in coreano, raggiungendo performance paragonabili ai migliori studenti universitari. Il terzo è legato agli hype sui social media: le immagini in stile Ghibli generate da ChatGPT, virali sui social coreani nell’aprile 2025, hanno indotto milioni di cittadini ad avvicinarsi all’AI per la prima volta, trasformando una moda passeggera in adozione duratura.

 

Deepseek, l’open source a support dello sviluppo

Un ulteriore elemento ridisegna la mappa globale: la rapida ascesa di DeepSeek, piattaforma cinese open-source gratuita rilasciata con licenza MIT. Eliminando le barriere economiche tipiche dei modelli occidentali, ha conquistato mercati storicamente esclusi: 89% di quota AI in Cina, 49% a Cuba, 43% in Russia, 56% in Bielorussia. In Africa, grazie a partnership con diversi operatori ICT, la penetrazione è stimata 2-4 volte superiore alla media mondiale. La ricerca Microsoft evidenzia come l’AI open-source stia diventando uno strumento geopolitico: la prossima ondata di miliardi di utenti AI potrebbe provenire dall’area Global South attraverso modelli cinesi, non occidentali.

 

Cosa serve all’Italia

I dati del rapporto Microsoft indicano che il nostro pase ha tre leve decisive per cui puntare per colmare il gap con i leader della classifica: infrastrutture digitali capillari, formazione diffusa dalla scuola al lavoro (la Corea del Sud ha appena stanziato 1,2 miliardi di dollari in questa direzione), e un governo che adotti l’AI nei servizi pubblici prima di limitarsi a regolamentarla. Questo sono le aree in cui l’Italia sconta i ritardi più evidenti. Le PMI italiane mostrano tassi di digitalizzazione tra i più bassi d’Europa, e l’integrazione dell’AI nella pubblica amministrazione è ancora episodica. Il +2% del secondo semestre 2025 è sicuramente un segnale positivo, ma non sufficiente. La finestra per costruire una strategia nazionale ambiziosa sull’AI è ancora aperta ma occorre definire ed implementare piani di sviluppo concreti per colmare al più presto il divario

 

Sergio Patano
Event & Research Manager, TIG – The Innovation Group

 

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