Lotta al cambiamento climatico, Cop27 lancia l’allarme

Nella lotta al cambiamento climatico, Cop27 ci ricorda che il tempo stringe. Aprendo la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici in corso a Sharm el-Sheikh, il segretario generale dell’Onu, António Guterres, ha parlato senza mezze misure: “Il tempo scorre, questa per noi è la lotta della vita e la stiamo perdendo”, ha detto. “Siamo su un’autostrada diretti verso l’inferno climatico con il piede sull’acceleratore”. Per Guterres il cambiamento climatico è “il tema che contraddistingue la nostra epoca”, ancor più importante (in una prospettiva di lungo periodo) rispetto ai drammi umanitari che oggi si consumano, inclusi la guerra in Ucraina e il decennale conflitto in Shael, che ha già lasciato senza casa o costretto alla fuga oltre 2,5 milioni di persone.

“Ci stiamo pericolosamente avvicinando al punto di non ritorno”, ha sottolineato Guterres. “L’umanità può scegliere se cooperare o perire. Sarà un patto di solidarietà per il clima oppure un suicidio collettivo”. Purtroppo queste parole vanno intese non solo in senso metaforico. Secondo stime preliminari dell’Organizzazione mondiale della Sanità, quest’anno nella sola Europa si sono verificati almeno 15mila decessi direttamente legati alle alte temperature estive.

Per la lotta al cambiamento climatico serve cooperazione

La cooperazione, in realtà, è stata avviata e ribadita l’anno scorso nel Cop26 di Glasgow, tra i cui risultati ci sono le Just Energy Transition Partnerships create per accelerare la decarbonizzazione del Sudafrica. Ma bisogna ragionare nell’ottica di una transizione ecologica globale, che dovrà permettere di azzerare le emissioni nette di gas serra entro il 2050 per limitare a 1,5 gradi l’aumento di temperature medie. E le due maggiori economie mondiali, cioè Stati Uniti e Cina, hanno una “particolare responsabilità di unire le forze per trasformare questo patto in realtà”, ha sottolineato Guterres. Un appello che cozza, purtroppo, con le tensioni economiche e politiche che negli ultimi anni, dall’amministrazione Trump in poi, hanno reso ancora più distanti queste due potenze mondiali.

Dalla chiusura del Cop26 di Glasgow, soltanto 29 Paesi su 194 hanno già presentato dei piani nazionali per il taglio delle emissioni di gas serra. L’invito di Simon Stiell, segretario esecutivo per il Cambiamento Climatico dell’Onu, è che con Cop27 si apra una “nuova era di implementazione” delle promesse fatte finora. I governi nazionali, in particolare, dovranno focalizzarsi su tre aree critiche: trasformare in azioni concrete gli impegni dell’Accordo di Parigi, incrementare l’impegno finanziario e migliorare la trasparenza e la rendicontabilità delle iniziative.

Colmare il climate data divide

A proposito di iniziative, nel primo giorno di conferenza a Sharm El Sheik  Brad Smith, presidente di Microsoft, ha snocciolato alcuni annunci. La società di Redmond sta lavorando per colmare il cosiddetto climate data divide, cioè la mancanza di dati relativi al clima in determinati Paesi, in particolare quelli del Sud del mondo. Senza dati di partenza, infatti, è difficile poter elaborare delle strategie di lotta al cambiamento climatico.

Oltre ai dati servono poi le persone in grado di interpretarli. Microsoft cita una statistica: per ogni cinque data scientist residenti nei Paesi sviluppati, ne esiste solo uno nei Paesi in via di sviluppo, e considerando solo l’Africa il rapporto è ancora più sbilanciato (14 data scientist nel Nord del mondo versus uno in Africa). Microsoft sta lavorando per colmare anche questo divario e, tra le altre cose, ha creato insieme a organizzazioni africane di rilievo (come  African Development Bank, African Risk Capacity, e African Climate Foundation) l’Africa AI Innovation Council. Questa istituzione coinvolgerà diversi enti benefici e società tecnologiche per promuovere l’uso dell’intelligenza artificiale per l’analisi di dati sul clima e per lo studio dell’adattamento agli effetti del cambiamento climatico, attuali o previsti.

Inoltre, grazie a una collaborazione tra Microsoft AI for Good Lab e Planet (una società che sviluppa tecnologie basate su dati geospaziali), i data scientist con sede in Africa avranno accesso alle immagini satellitari di tutto il continente. 

L’azienda statunitense è impegnata anche in altre geografie. In Uruguay, per esempio, sta collaborando con il governo locale per avviare un laboratorio di intelligenza artificiale a supporto delle startup del Paese attive, fra le altre cose, nell’area del cambiamento climatico. Inoltre dallo scorso settembre Microsoft collabora con la società di ricerca Planet Labs e con la Ong The Nature Conservancy per creare il Global Renewables Watch, una sorta di mappatura di tutti gli impianti fotovoltaici ed eolici esistenti nel mondo, realizzata con le immagini satellitari. L’intelligenza artificiale permetterà di capire come usare al meglio gli impianti esistenti e dove sia necessario crearne di nuovi.

Gli obiettivi di Cop27

Quattro gli obiettivi fissati dalla conferenza Onu sul clima del 2022: mitigazione, adattamento, finanza e collaborazione.

Per quanto riguarda la mitigazione, l’obiettivo resta quello di contenere entro 1,5 gradi il surriscaldamento globale e il prossimo anno dovrà servire a mettere in pratica le promesse già fatte a Glasgow e a definire un programma di lavoro comune.

L’obiettivo globale sull’adattamento, anch’esso già emerso da Cop26, dovrà essere messo in pratica con strategie nazionali. Inoltre le nazioni dovranno misurare e potenziare la propria resilienza di fronte a catastrofi climatiche come ondate di calore, inondazioni e incendi, con particolare attenzione alle comunità più vulnerabili.

Sul fronte della finanza, da Glasgow era emerso un impegno di 100 miliardi di dollari annui da investire, su scala mondiale, nella transizione ecologica. Ora è necessario chiarire le aree d’intervento prioritarie e, in generale, garantire una migliore trasparenza sugli investimenti.

Infine sarà cruciale che i governi, il settore privato e la società civile lavorino insieme. Anche sull’obiettivo della collaborazione il summit accentua la necessità di passare dalle promesse ai fatti. Inoltre è stato ribadito che le nazioni in via di sviluppo dovranno avere una adeguata rappresentanza e che le soluzioni climate-friendly già adottate altrove dovranno essere applicate anche nei Paesi con economie svantaggiate.

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