Il contesto geopolitico del 2026 presenta rischi forse ancora sottostimati dai mercati finanziari, con tensioni crescenti e su molteplici fronti dovute al radicale cambiamento della strategia geopolitiche della nuova amministrazione americana: dalle relazioni USA-Cina e USA-Europa, alla guerra in Ucraina e in Medio Oriente, alla crisi energetica, fino alle nuove dinamiche legate al controllo delle risorse strategiche e dei diversi chokepoints del mondo a partire da Hormuz.
Nel 2026 la finanza globale non sta semplicemente attraversando un altro giro di volatilità: sta testando la solidità delle sue fondamenta politiche e infrastrutturali. La domanda che serpeggia tra investitori istituzionali e policy maker è se il mondo stia entrando in una fase di “ristrutturazione” dell’ordine economico, dove produttività, tecnologia e debito pubblico ridefiniscono gerarchie e premi per il rischio.
Non siamo più di fronte a semplici aggiustamenti ciclici ma ad una convergenza di forze che stanno riscrivendo le regole stesse del potere sovrano, della creazione di valore e della stabilità sistemica attivando la transizione verso un nuovo ordine macroeconomico e geopolitico ancora da definire e le cui conseguenze stiamo già vedendo. L’analisi dei dati macroeconomici, delle dinamiche dei mercati finanziari, delle politiche commerciali e fiscali, delle evoluzioni regolatorie e tecnologiche suggerisce che il settore finanziario sta superando la fase di “sperimentazione” per entrare in una fase di industrializzazione dell’AI, di ridefinizione radicale dei modelli di allocazione del capitale.
L’industria bancaria europea ed italiana in particolare, attraversa una fase di trasformazione strutturale caratterizzata da dinamiche contrastanti. Da un lato, il 2025 e anche le prime trimestrali del 2026 hanno rappresentato l’anno migliore di sempre in termini di performance finanziaria, con le banche che hanno generato utili record grazie a margini d’interesse elevati e crescita delle commissioni. Dall’altro, la discesa dei tassi d’interesse della BCE, il rallentamento della crescita creditizia impongono una riflessione strategica profonda sulla sostenibilità del modello di business. Il settore si trova di fronte a un bivio strategico: il capitale abbonda, i multipli sono attraenti, ma i driver tradizionali di profittabilità e di crescita stanno rapidamente esaurendo la loro spinta propulsiva.
Parallelamente, la spinta verso la digitalizzazione accelera anche con l’introduzione di normative come PSD3, FiDA e DORA, AI Act, mentre l’intelligenza artificiale e in particolare quella generativa e agentica e in prospettiva, più a medio termine, le tecnologie quantistiche, promettono di ridefinire completamente l’operatività bancaria, i modelli di business delle banche e del settore finanziario ben oltre il fintech e le banche digitali.
Le banche devono strutturare non solo una strategia di adozione per l’utilizzo esteso dell’AI ma disegnare e realizzare una vera e profonda AI transformation per dischiudere nuovo valore e un posizionamento competitivo che li differenzi dai tradizionali e potenziali concorrenti anche non bancari. L’Ai agentica applicata ad alcuni domini del settore finanziario da parte di fintech AI native ha già dimostrato come può essere disruptive mettendo in discussione modelli di business consolidati. In base ad un recente studio di Mckinsey viene affermato che “se l’uso di semplici strumenti GENAI da parte dei dipendenti offre un incremento di produttività di circa 1,2 volte, l’adozione di flussi di lavoro agentici raddoppia il potenziale (2x) e la creazione di Digital Agent Factories, dove gli umani supervisionano un’organizzazione virtuale di agenti, genera un potenziale di produttività che può aumentare fino a 20 volte e Il lavoro del futuro sarà una partnership tra persone, agenti e robot, il tutto alimentato dall’AI”. Le tecnologie già oggi disponibili potrebbero teoricamente automatizzare più della metà delle attuali ore di lavoro, ma non è una previsione di perdita di posti di lavoro, perché la maggior parte delle competenze umane continuerà a esistere, sebbene applicate in modo diverso così come il luogo in cui verranno utilizzate evolverà.
Anche le banche italiane si trovano oggi a dover bilanciare efficienza operativa, innovazione tecnologica e nuovi requisiti normativi in un mercato ancora frammentato ma in rapida evoluzione. Sono inoltre protagoniste di una nuova fase di consolidamento domestico che, negli ultimi mesi, ha riportato al centro del dibattito il risiko bancario italiano, coinvolgendo alcuni dei principali gruppi del Paese, tra cui Intesa Sanpaolo, BPER Banca, Banco BPM, Banca Monte dei Paschi di Siena e Mediobanca. Parallelamente, si avvia verso una fase decisiva anche l’operazione che vede coinvolta UniCredit e la tedesca Commerzbank Essen, destinata a ridisegnare ulteriormente gli equilibri del settore bancario europeo.
L’AI, come sottolineato anche nell’ultima relazione della Banca D’Italia deve diventare il principale fattore di crescita della produttività non solo delle banche ma di tutto il nostro Paese.
Il Banking Summit 2026 si propone di analizzare e indirizzare le sfide strategiche che il settore bancario è chiamato ad affrontare, individuando le leve necessarie per trasformare il successo di oggi in una crescita sostenibile e duratura per il futuro. La maggiore concorrenza, l’impatto del consolidamento accelerato del mercato domestico, l’irruzione dell’AI generativa e agentica con il potenziale di incrementi sensibili della produttivtà, l’arrivo del Digital Euro, l’espandersi della finanza digitale e dell’uso delle stablecoin, le tecnologie quantistiche e i nuovi modelli AI che minacciano la cybersecurity, la pressione da compliance, compongono lo scenario più complesso e stimolante che il settore bancario non abbia mai affrontato.
Non cercheremo risposte definitive, ma cercheremo di delineare anche la mappa del “territorio ancora inesplorato”. Esploreremo come le banche italiane stiano affrontando e navigando questa transizione, dai casi concreti alle sperimentazioni nelle aree più innovative, alle strategie di crescita che stanno ridisegnando la geografia competitiva del settore. Discuteremo non solo di tecnologia, ma di strategia, di governance, talento, regolamentazione e, soprattutto, di come ripensare il ruolo della banca nell’ecosistema geoeconomico e digitale globale che sta emergendo con l’AI ben analizzato anche dalla recente enciclica Magnifica Humanitas.
TARGET DI RIFERIMENTO
Il Banking Summit è rivolto ai membri del Board, CEO e Top Management, ai responsabili delle funzioni Business nei segmenti Retail, Commercial, Corporate & Investment Banking, nonché a COO, CSO, CIO, Chief Digital & Data Officer, Chief Innovation Manager, Risk Manager ed ESG Officer. In generale, si rivolge a tutte le figure coinvolte nei processi decisionali, di governance e gestione della trasformazione digitale nel settore dei servizi finanziari e assicurativi.
Nota importante:
La partecipazione al Summit da parte di aziende ICT non sponsor, consulenti IT e liberi professionisti sarà soggetta a valutazione e conferma da parte della segreteria organizzativa.