25.02.2026

Sovranità digitale europea: le novità del 2026

Il Caffè Digitale

 

Sotto il cappello della sovranità europea si stanno radunando di mese in mese nuove iniziative e annunci, che delineano e arricchiscono sempre più il dibattito sul tema. Da metodi per valutare il livello di sovranità dei servizi cloud, a dichiarazioni politiche e risoluzioni del Parlamento a Strasburgo, gli ultimi mesi tra il 2025 e il 2026 si sono dimostrati particolarmente ricchi di novità.

Il tema della sovranità digitale è ormai al centro del dibattito sul futuro e sulla sostenibilità dell’Unione Europea. In un contesto economico e geopolitico sempre più instabile e ostile, crescono le preoccupazioni per le dipendenze strategiche del Continente in settori chiave per il funzionamento e la sicurezza dei sistemi nazionali. A ribadire questo rischio è anche una recente risoluzione del Parlamento Europeo, che evidenzia come oggi l’Unione dipenda per oltre l’80% da prodotti, servizi, infrastrutture e proprietà intellettuale digitali provenienti da Paesi extraeuropei. Un dato che mette in luce la vulnerabilità del sistema europeo in ambiti cruciali come il cloud, i semiconduttori, la cybersecurity e le piattaforme digitali. In questo scenario, diventa quindi rilevante interrogarsi sul chiaro significato dello sviluppo di una sovranità tecnologica europea, che indubbiamente deve essere in grado di raccogliere e valorizzare iniziative e interventi lungo tutta la catena del valore dell’innovazione e del digitale.

 

La sovranità digitale europea a fine 2025

Già il 2025 si è dimostrato un anno ricco a livello europeo in termini di iniziative e annunci sul tema della sovranità digitale. A fine ottobre la Commissione ha pubblicato il Cloud Sovereignty Framework (CSF), con cui vengono definiti gli obiettivi, i livelli di garanzia (i cosiddetti Sovereignty Effectiveness Assurance Level – SEAL) e la metodologia di punteggio (il “Sovereignty Score”) da utilizzare per valutare la sovranità dei servizi cloud lungo diverse dimensioni, strategiche, legali, operative e tecnologiche. Questo framework si aggiunge ad un altro annuncio della Commissione, che risale a qualche settimana prima: il 10 ottobre era stato infatti lanciato il Sovereign Cloud Tender (SCT), una gara del valore di 180 milioni di euro volta a supportare nei prossimi sei anni enti e istituzioni pubbliche europee a dotarsi di soluzioni cloud sovrane.

Le iniziative non si fermano però a questo. Un mese più tardi, il 18 novembre, a Berlino, i Governi tedesco e francese hanno organizzato il Summit on European Digital Sovereignty, con l’obiettivo di discutere con gli altri Stati membri il futuro digitale dell’Europa. Durante il summit, i 27 Paesi europei, tra cui l’Italia, hanno firmato la Dichiarazione per la Sovranità Digitale Europea, per sottolineare la necessità per l’Unione di agire in modo autonomo nell’economia e nella società digitali.

A dicembre, infine, viene ufficialmente lanciato all’Aia il Consorzio per l’Infrastruttura Digitale Europea per i beni comuni digitali (il Digital Commons EDIC – European Digital Infrastructure Consortium), dopo che a fine ottobre era già stata annunciata la sua creazione dalla stessa Commissione Europea. L’obiettivo di questo consorzio – che riunisce comunità open source, aziende private e pubbliche amministrazioni – è quello di rafforzare la sovranità europea coordinando gli sforzi dei Paesi membri nello sviluppo di soluzioni aperte, interoperabili e riutilizzabili, grazie alla definizione di un framework legale di riferimento a cui aderire.

 

Il 2026 inizia con diverse novità

Il nuovo anno si apre, il 22 gennaio, con l’approvazione da parte del Parlamento Europeo della risoluzione “European technological sovereignty and digital infrastructure”, che individua e propone alla Commissione aree di intervento nell’ambito della sovranità tecnologica. In particolare, all’interno del documento viene riconosciuta la necessità di sviluppare delle Digital Public Infrastructure (DPI) che supportino il Vecchio Continente nello sviluppo di una società ed economia digitali, che siano sostenibili e coerenti ai principi e agli obiettivi dell’Unione. Il concetto delle DPI, come chiarisce lo stesso ITU, fa riferimento all’insieme di tecnologie e sistemi ritenuti fondamentali per l’erogazione di servizi pubblici e privati a individui e organizzazioni, come ad esempio i sistemi per l’identità digitale, i pagamenti digitali o le reti di comunicazione. Nella visione del Parlamento, questi devono basarsi su standard aperti ed interoperabili, per assicurare la sicurezza e la sostenibilità dell’ecosistema europeo. Non solo però infrastrutture pubbliche: si sottolinea anche il ruolo del procurement pubblico come leva per indirizzare gli acquisti e la spesa in una logica di riduzione e contenimento delle dipendenze critiche, a favore di soluzioni, ancora una volta, aperte e interoperabili: a ribadirlo il richiamo allo slogan della campagna della Free Software Foundation Europe (FSFE) “public money, public code”.

 

Sovranità monetaria e Euro Digitale

Il tema delle sovranità europea non ha solo una valenza tecnologica. In un recente intervento di Pietro Cipollone della BCE dinanzi alla Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario, finanziario e assicurativo, il membro della Banca Centrale Europea ricorda il ruolo della sovranità monetaria nel dibattito più ampio della sovranità e della sovranità europea. In uno scenario, infatti, di instabilità geopolitica e di crescenti dipendenze, anche l’esternalizzazione di funzioni critiche, come quelle legate ai pagamenti e alla finanza, assume un ruolo non irrilevante per il futuro economico dell’Unione. D’altra parte, il digitale è centrale anche nel dibattito sulla sovranità monetaria e, in particolare, dei pagamenti al dettaglio, con il ruolo dell’Euro digitale nell’assicurare l’indipendenza del Continente in questo ambito. A questo riguardo, lo stesso Parlamento Europeo lo scorso 10 febbraio ha approvato due emendamenti contenuti nella risoluzione sull’attività della BCE, che ribadiscono il ruolo dell’Euro digitale nei pagamenti sia online sia offline per assicurare la sovranità monetaria dell’Unione e l’indipendenza da provider di circuiti di pagamento non europei.

 

L’Europa alla prova del 2026

Oltre alle iniziative già avviate, cresce l’attesa per nuovi interventi e annunci che andranno ad aggiungere ulteriori tasselli al percorso verso la sovranità digitale europea. Al prossimo Mobile World Congress, che si terrà a Barcellona dal 2 al 5 marzo, è atteso il debutto su scala industriale dell’European Edge Continuum, un’iniziativa promossa grazie al supporto del progetto IPCEI-CIS e con i fondi del Next Generation EU, che mette in un sistema federato le infrastrutture edge dei principali operatori di telefonia europei: l’italiana TIM, Deutsche Telekom, Orange, Telefónica e Vodafone. Sempre in tema di infrastrutture abilitante, per settembre 2026 è attesa revisione del Chips Act, dopo che lo scorso anno si erano già sollevate richieste di intervento verso un’evoluzione della normativa nell’ambito dei semiconduttori, per un riconoscimento della loro rilevanza nel contesto dello sviluppo della sovranità tecnologica europea. A questo si aggiunge poi l’attesa per il Cloud and AI Development Act, per rafforzare la leadership europea nell’ambito del cloud e dell’intelligenza artificiale il Quantum Act, focalizzato sullo sviluppo dell’ecosistema delle tecnologie quantistiche, che andranno a completare ulteriormente il quadro complessivo dello sviluppo tecnologico del continente.

 

Camilla Bellini
Content & Research Manager, TIG – The Innovation Group

 

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