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Devid Jegerson: lnnovazione radicale dei pagamenti elettronici

INTERVISTA di Simona Macellari, Associate Partner, The Innovation Group a Devid Jegerson*, coordinatore dei sevizi di monetica e membro del comitato scientifico di AICEL (Associazione Italiana per il Commercio Elettronico)

Jegerson

In questi ultimi anni l’industria dei pagamenti elettronici è in forte fermento. Si tratta solo di uno ‘spostamento di equilibrio’ o di una radicale modifica del mercato?

Il fermento del mercato dei pagamenti elettronici, uno degli ultimi baluardi bancari ad essere soggetto (travolto) alla digitalizzazione, è dovuto soprattutto all’influenza dell’innovazione tecnologica, che ha consentito ai consumatori finali di ‘pretendere’ una diversa esperienza nell’utilizzo degli strumenti di pagamento elettronico. Oggi i consumatori utilizzano il proprio smartphone per ogni cosa e nel loro utilizzo hanno, in breve tempo, imparato ad avere un approccio ‘diretto’ e più consapevole dei servizi. L’attivazione e l’utilizzo di un servizio finanziario o bancario deve essere percepito: semplice (clicco 1 volta e pago), senza punti di frizione (contratti da firmare) e controllabile (ho tutti i movimenti e le notifiche di ciò che avviene sul mio conto bancario nel palmo della mano).

Se ciò è soprattutto vero per i pagamenti retail (pagamenti con carta) anche i pagamenti più ‘core’, come i bonifici o gli addebiti diretti, stanno subendo l’influenza della ‘pretesa’ semplicità ed economicità.

Globalmente, quasi l’80% delle iterazioni che i clienti fanno con le proprie Banche avvengono indirettamente, senza l’intermediazione di un gestore e senza andare in filiale. Il cambiamento è già avvenuto.

Quindi, per rispondere alla domanda, da un punto di vista di business stiamo assistendo ad una ‘ri-tracciatura’ dell’andamento del mercato verso target di volumi maggiori, grazie al fatto che i nuovi strumenti consentono di utilizzare il pagamento elettronico in contesti che fino a 3 anni fa non ci si immaginava neppure. Mentre dal punto di vista infrastrutturale, il sistema sta radicalmente modificando la propria struttura sia in termini di players che di sistemi di operations e ciò deriva dal fatto che le spinte normative per rendere più efficiente il mercato spingono i players a creare nuove infrastrutture più funzionali e meno complesse rispetto alle attuali.

Quali sono i driver di crescita principali nel mercato dei pagamenti elettronici, considerando soprattutto le innovazioni tecnologiche?

Innanzitutto è necessario fare una distinzione di ambito geografico. La cultura influenza l’utilizzo dei pagamenti elettronici in termini di conoscenza e fiducia.

Se prendiamo in considerazione l’ambito europeo, la maggior parte dei paesi hanno un tasso di utilizzo dei strumenti di pagamento diversi dal contante equiparabile a quello statunitense ma con diversi livelli di pricing (meno economici). Da qui, possiamo affermare che la regolamentazione a livello europeo ha contribuito molto in questi ultimi anni per omogenizzare gli strumenti tra i diversi stati riducendo le barriere ma soprattutto consentendo l’apertura del mercato ad altre tipologie di operatori, non derivanti strettamente dal mondo bancario e finanziario.

Quindi, se consideriamo quanto detto nella mia precedente risposta, l’innovazione tecnologica (che influenza la user experience del cliente finale) e la regolamentazione sono i driver principali di cambiamento di questo mercato.

Qual è la situazione italiana rispetto agli altri principali paesi?

In Italia siamo ad un piccolo paradosso. L’Italia ha una delle infrastrutture del mercato dei pagamenti maggiormente estesa e consolidata, addirittura in alcuni ambiti (es. numero dei punti di accettazione dei pagamenti elettronici) abbiamo una rete più estesa dei maggiori paesi europei. Peccato però che siamo tra i paesi europei che usano gli strumenti di pagamento in misura minore rispetto agli altri. Siamo tra gli ultimi paesi, insieme a Grecia e Polonia, con il minor numero di pagamenti elettronici pro-capite (si pensi che la Polonia 3 anni fa ci ha già superato, grazie agli investimenti pubblici e privati che hanno sostenuto per promuovere i pagamenti contactless nella loro infrastruttura).

Non è assolutamente detto che la ricetta polacca possa funzionare anche in Italia, si tenga in considerazione, ad esempio, che la popolazione polacca è molto più giovane di quella italiana. C’è da dire che, se si guarda il sistema degli incentivi fin qui adottati per promuovere i pagamenti elettronici questi sono stati sempre diretti soprattutto al cliente finale (es. sconti se paghi con carta contactless, ecc.). Ma chi pensa all’esercente? Al netto della riduzione delle commissioni già in vigore tramite il regolamento 751/2015 relativo alle commissioni interbancarie sulle operazioni di pagamento basate su carta, ritengo che si debba agire in due direzioni contemporaneamente: sono necessarie azioni per la promozione e l’educazione dei pagamenti elettronici verso gli esercenti ma, soprattutto, un intervento normativo che ne obblighi l’utilizzo anche sotto certi importi per la Pubblica Amministrazione. Si può pensare di pretendere una crescita dei pagamenti elettronici quando la PA predilige ancora il cash?

Qual è la visione del futuro dei pagamenti elettronici nei prossimi 5 anni?

L’atto del pagamento sta scomparendo. L’esercente cerca il più possibile di focalizzare l’attenzione del compratore nell’atto dell’acquisto e non strettamente dell’atto del pagamento. L’atto del pagamento è un di cui dell’acquisto per il quale il compratore non dovrebbe essere costretto a trovare l’energia per dover necessariamente recare attenzione all’atto stesso.

Infatti, sta venendo sempre meno il concetto dello strumento di pagamento e si sta affermando sempre di più il concetto del portafoglio digitale attraverso il quale si completa l’atto del pagamento, con indifferenziazione tra i canali di comunicazione (ossia uso il mio portafoglio nel mondo fisico ma anche a distanza nel modo virtuale).

Ci si sta sempre più astraendo dal dispositivo per il pagamento attraverso il quale eseguo l’atto del pagamento concentrando l’attenzione sul contenitore degli strumenti. E se il contenitore degli strumenti (portafoglio) rappresentasse la nostra identità? Sarebbe possibile pagare attraverso il nostro portafoglio digitale (la nostra identità) direttamente presso gli esercenti?

Tra i vari obiettivi della PSD2 (‘Payment System Directive‘, la prossima versione della direttiva europea sui sistemi di pagamento) vi sarà l’apertura dei sistemi bancari verso il mercato per garantire l’accesso dei terzi ai dati transazionali dei clienti e la gestione della identità dei clienti. Questi saranno i due fattori che maggiormente condizioneranno il mercato europeo nei prossimi anni, permettendo di raggiungere nuovi livelli di efficienza dei prodotti, nuove opportunità per operatori che sapranno creare prodotti con migliori user experience e in grado di far utilizzare i pagamenti elettronici in contesti ancora non indirizzabili dagli strumenti attuali.


(*) Devid è coordinatore dei servizi di monetica e membro del comitato scientifico di AICEL (Associazione Italiana per il Commercio Elettronico). Laureato con lode in economia, specializzato in Mercati e Strategia di Impresa presso l’Università Cattolica di Milano e MBA conseguito al MIP Politecnico di Milano, Devid ha contribuito allo sviluppo e al lancio di importanti strumenti di pagamento, tra cui: Carta Facile (la prima prepagata anonima italiana), PayPal in Italia e IWSmile con IWBank. Oggi si occupa di pagamenti innovativi e nel 2014 ha lanciato una delle maggiori soluzioni di mobile payment in Italia.
Devid è anche coautore del libro “I pagamenti elettronici: dal baratto ai portafogli digitali”, di prossima pubblicazione: http://linkis.com/www.goware-apps.com/imjG3.

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