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Promuovere la trasformazione digitale non vuol dire soltanto investirvi

N.  Giugno 2020
        

a cura di Carmen Camarca 
Analyst, The Innovation Group 

 

Bisognerebbe domandarsi se il forte aumento nella domanda di strumenti e soluzioni digitali registrato in questi mesi sia stato accompagnato dalla definizione di adeguati piani strategici e di investimento o se si sia trattato piuttosto di un intervento urgente reso necessario da una situazione di emergenza.

Nel già più volte citato sondaggio “Covid-19 e Smart Working”[1], condotto da The Innovation Group a marzo 2020, la metà delle aziende intervistate ha indicato, tra le principali priorità dell’anno in corso:

  • efficienza operativa/riduzione dei costi (52%);
  • maggiore utilizzo di tecnologie e canali digitali (51%);
  • implementazione di modalità di lavoro agile/smart (47%).

 

 

Con l’emergenza Covid19 la priorità delle aziende è stata senz’altro modificata. Dalla Digital Business Transformation Survey[2] di The Innovation Group, condotta tra dicembre e febbraio 2020 (e quindi prima dello scoppio della pandemia) era emerso che i principali progetti portati avanti nel 2020 dalle aziende erano volti, oltre ad aumentare l’efficienza operativa (44%), anche al raggiungimento di obiettivi legati alle singole esigenze settoriali (35%) nonché allo sviluppo di una ampia trasformazione digitale del business (30%), un ambito verso cui sarebbe aumentato l’interesse il prossimo anno (+33%). Veniva, inoltre, stimato un forte incremento su base annua (+82%) per le attività di business analytics, progetti per cui, a seguito dell’emergenza, dichiara interesse solo il 7% del campione.

Se quindi prima della pandemia la trasformazione digitale era uno dei principali ambiti di interesse per le aziende (sia per il 2020 sia per il 2021), quello che emerge dal sondaggio condotto durante il lockdown è soprattutto lo sviluppo di scelte tattiche legate all’emergenza, iniziative singole a cui però non viene accompagnata la definizione di un percorso strategico più ampio dagli effetti ben visibili nel medio-lungo termine, ma non solo nel breve. Si rileva, quindi, un peggioramento rispetto alla situazione pre-Covid che vedeva la DT sempre più collegata a livelli alti della strategia di business.

La tematica è sempre stata piuttosto controversa. Si è spesso ritenuto, infatti, che lo sviluppo e l’implementazione dei progetti innovativi fosse considerato come una delle diverse attività e strategie aziendali più che come un nuovo modo di concepire il business.

Del resto, anche la DBT Survey di The Innovation Group aveva rilevato come per il 42% delle aziende intervistate le iniziative digitali fossero coordinate nell’organizzazione a fronte del solo 22% che dichiarava di aver definito una Roadmap precisa monitorandone i progressi e del 19% secondo cui era stato definito un gruppo di lavoro e processi di decision making. Il 33% del campione dichiarava, inoltre, che la propria azienda fosse dotata di una strategia di trasformazione digitale a livello di top management mentre nel 27% dei casi veniva rilevata la presenza di un leader che si occupasse di tali progetti.

 

 

Le aziende che hanno dichiarato di aver già individuato una roadmap strategica sono principalmente di grandi dimensioni (oltre 2.500 dipendenti) appartenenti al settore ICT/Media/TLC mentre la presenza di un leader viene rilevata soprattutto nelle aziende di grandi dimensioni operanti nell’ambito dei Servizi.

In particolare, per sviluppare progetti di innovazione digitale, il 28% delle aziende intervistate dichiara di disporre principalmente di un laboratorio al proprio interno o di una funzione dedicata a tali tematiche e di aver individuato una strategia di Open Innovation. Va, tuttavia, evidenziato che è ancora elevata la percentuale di chi dichiara di non possedere strutture dedicate a progetti innovativi (30% dei rispondendi, anche se la metà di questi conta di implementarne nel futuro).

Ancora debole, infine, la percentuale di chi dichiara di avvalersi di network internazionali (10%). La capacità di sviluppare reti e accordi con attori internazionali sembra caratterizzare soprattutto le aziende di grandi dimensioni operanti soprattutto in ambito ICT/Media/TLC.

 

 

Analizzando i dati per settore aziendale emerge che sono principalmente le aziende operanti nell’ambito dell’ICT/Media/TLC a dichiarare di essersi dotate di un laboratorio interno che si occupa dei progetti più innovativi e di aver sviluppato una strategia di Open Innovation (soprattutto di piccole dimensioni) mentre per le organizzazioni della Pubblica Amministrazione emerge un’ancora forte presenza della funzione IT nel gestire queste tematiche. Infine, la mancanza di strutture/funzioni dedicate emerge soprattutto nelle aziende dell’Industria/Utilities.

 

Sono le persone che fanno le aziende (digitali)

La Survey mostra, inoltre, come i principali elementi presenti nella strategia digitale delle aziende siano la forte propensione al cliente, il management con forte committment (in entrambi gli ambiti è stato rilevato un punteggio medio di 3,3) e la presenza in azienda di capitale umano con skill adeguate ad affrontare la digital transformation (3,1). Segue lo sviluppo di attività volte a digitalizzare gli attuali processi aziendali e l’individuazione di partner tecnologici cui affidarsi per la promozione delle iniziative digitali (3,0). Ancora bassa, invece, la capacità di testare i progetti prima della loro adozione e di riallocarli con flessibilità.

 

 

In particolare, lo sviluppo di una strategia orientata al cliente caratterizza principalmente le aziende di grandi dimensioni (con più di 2.500 dipendenti) operanti in ambito Finance. Peculiarità delle aziende grandi,  operanti nell’ambito ICT/Media/TLC e nei Servizi (sia alle imprese sia professionali), è anche la presenza di persone con skill necessari alla DT. Un management con forte commitment caratterizza, invece, le aziende di dimensioni più piccole (meno di 99 dipendenti e tra 100 e 499) attive nell’ambito dell’Industria, ICT/Media/TLC e Servizi.

Quello che emerge, dunque, è il forte sviluppo in azienda di strategie di innovazione digitale orientate alle persone (siano esse dipendenti o clienti), ai loro needs e alle loro capacità e, soltanto in secondo luogo, ad aspetti quali la rivisitazione o la sperimentazione dei processi.

Tale fenomeno conferma quanto riportato finora, evidenziando, appunto, come l’innovazione digitale non rappresenti soltanto lo sviluppo di progetti e attività ad alta componente innovativa ma indichi soprattutto l’introduzione in azienda di un nuovo approccio strategico.

I risultati della DBT Survey fanno riferimento alla situazione di pre-Covid e pure mostrano come le aziende italiane avessero iniziato, seppur lentamente, a concepire la digital transformation in maniera più strutturata. Come già riportato, la crisi pandemica ha indotto le aziende a rivedere le proprie priorità, una scelta che potrebbe anche giovare al mercato digitale complessivo ma probabilmente la digital trasformation in azienda non inizierà adesso.

 


[1] Il sondaggio è basato su un campione di 99 rispondenti appartenenti ad aziende di settore e dimensione differenti.

[2] La Survey, condotta annualmente da The Innovation Group, si basa su un campione di 181 aziende.

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