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Perché le imprese italiane ancora non approcciano realmente all’innovazione

N. Aprile 2020
        

a cura di Carmen Camarca 
Analyst, The Innovation Group 

 

Lo scorso febbraio l’Istat ha diffuso i primi risultati relativi alla rilevazione sul censimento permanente delle imprese basato su un campione di circa 280mila imprese con 3 e più addetti.

In particolare, lo studio ha rilevato che, tra il 2016 e il 2018, il 34,6% delle imprese italiane ha sperimentato almeno una strategia di innovazione di processo e di prodotto, dedicandosi in modo particolare a progetti di modernizzazione tecnologica delle attività di impresa (28,4% dei rispondenti); mentre risultano ancora poco sviluppati progetti volti a promuovere cambiamenti più radicali, basati su reali transizioni (7,4%) o trasformazioni (3,4%) del business aziendale.

 

 

L’apertura all’implementazione e lo sviluppo di strategie innovative all’interno dell’azienda è, inoltre, correlata positivamente con la dimensione aziendale: nel triennio 2016-2018 a introdurre significativi cambiamenti dei propri business model è stato, infatti, il 74% delle imprese di grandi dimensioni (con almeno 250 addetti), seguito dal 61,5% delle medie (50-249), dal 46,9% delle piccole (10-49) e dal 31% delle micro (3-9).

 

 

Verso la Platform Economy?

Secondo l’analisi circa 100mila imprese con oltre 3 addetti, la maggior parte delle quali di piccole dimensioni (con meno di 10 addetti), dichiara di utilizzare piattaforme digitali, indipendentemente da quanto questo possa poi incidere sul fatturato. L’interesse anche da parte delle aziende di piccole dimensioni all’utilizzo delle piattaforme digitali indica una maggiore assunzione di consapevolezza sulla necessità di ampliare la propria presenza sul web, ritenendolo un potente strumento di comunicazione e un ulteriore canale di vendita. Il settore più attivo in quest’ambito è quello dei viaggi e del turismo (alloggio, trasporto aereo, agenzie di viaggi).

 

 

Questo aspetto è testimoniato anche dal fatto che la maggior parte delle imprese intervistate (oltre 90mila), pur utilizzando un numero limitato di tecnologie [1](massimo 3), predilige investimenti in infrastrutture (quali, appunto, soluzioni cloud, connettività, software gestionali). Il trend viene confermato anche per il triennio 2019-2021 in cui si stima un aumento del 33,5% del numero di imprese intenzionate a rafforzare gli investimenti dedicati alla sicurezza infrastrutturale e del 13,1% alla connessione web.

Ancora esigua, invece, la quota (16,6%) delle imprese che hanno adottato almeno una tecnologia tra IoT, Realtà Aumentata/Virtuale, Big Data Analytics e di Industria 4.0 (robotica, simulazione, stampa 3D). Si tratta, tuttavia, degli ambiti per cui è stimato il maggior potenziale di crescita nei prossimi anni: +180,7% per le tecnologie immersive, +117,6% per la stampa 3D, +111,9% per i Big Data e 109,9% per la robotica. Ciò mostra come le aziende italiane approccino ancora poco all’innovazione tecnologica e digitale. Il forte interesse verso le piattaforme digitali, soprattutto da parte delle imprese di piccole dimensioni, mostra un cambio di rotta strategico ma non va dimenticato che le piattaforme digitali nascondono un patrimonio informativo di estremo valore. L’economia della piattaforma è, del resto, il modello di business che ha reso i big del digitale (Amazon, Netflix, Google) tali: è una domanda retorica chiedersi quanto sarebbe strategico per l’azienda (soprattutto se di piccole dimensioni) supportare l’utilizzo delle piattaforme con adeguati strumenti di raccolta e analisi dei dati? Il dato Istat secondo cui (solo) il 16,6% delle imprese intervistate utilizzano tecnologie di Big Data Analytics sembra raccontare un’altra storia. E, seppure le stime di crescita potrebbero far ben sperare, lo scenario, almeno per adesso, pare non cambiare.

 


[1] L’analisi prende in considerazione le seguenti tecnologie digitali: Cloud, Fibra ottica, 4G/5G, SW gestionale, Cybersecurity, IoT, Robot; Print 3D, Simulazione, Big Data, AR/VR

 

 

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