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PERCHE’ SI PARLA SEMPRE PIU’ DI “AUGMENTED INTELLIGENCE”?

N.  Luglio 2019
        

a cura di Roberto Masiero 
Presidente, The Innovation Group 

 

  • Che fine ha fatto l’Artificial Intelligence?
  • L’Industria ICT e il nuovo Umanesimo

 

“It’s not artificial intelligence, it’s augmented intelligence. Watson doesn’t grow without us.”
Ginni Rometty, IBM Chairman, President & CEO

 

In un appassionato intervento in occasione della inaugurazione degli IBM Studios, Alessandro Baricco, autore di “The Game” ha proposto un’interpretazione della rivoluzione digitale come “insurrezione mentale” contro la barbarie del ‘900, attraverso la scelta di una tecnologia che permettesse di smontare tutti i blocchi che apparentemente avevano caratterizzato questo secolo ”invivibile”.

L’insurrezione digitale avrebbe quindi cambiato il mondo non con un’ideologia, ma con una tecnologia che permetteva la velocità, la diffusione a poco prezzo, la disponibilità per moltissime persone di cose e informazioni che per secoli erano state privilegio di pochissimi.

Oggi il mondo” sostiene Baricco “è molto più leggero, molto più liquido, non sta fermo, lo abbiamo immesso nel sistema sanguigno delle nostre comunità, mentre per moltissimo tempo le sostanze più ricche sono passate solo attraverso alcuni organi, là dove c’erano le élite sociali, economiche, politiche e intellettuali del mondo“.

Abbiamo quindi avuto l’intuizione, pericolosa, geniale e molto coraggiosa, di accettare le macchine nella nostra vita e di attribuire loro un ruolo importante, credendo di poter vivere in questo modo meglio e di più”.

Ci siamo quindi trovati a vivere in quella che Luciano Floridi definisce “infosfera”, un concetto che indica “l’intero ambiente informazionale” e, in prospettiva l’intera realtà, in cui la distinzione offline e online diventa sempre più sfumata. All’interno di questa dimensione, l’essere umano è di fatto un organismo informazionale interconnesso con altri agenti informazionali, naturali o artificiali, che processano dati in modo logico e autonomo.

Se quindi si è diffusa la coscienza che l’essere umano non sia più al centro del mondo, ma condivida la sua natura informazionale con alcuni dei suoi artefatti più intelligenti, allora si spiega tutta l’attenzione dedicata negli ultimi anni al tema dell’Intelligenza Artificiale e della sua natura.

In particolare, nel dibattito si è teso a distinguere tra due anime dell’AI: “ Narrow Intelligence”, intelligenza “ debole” o “leggera”, tesa a riprodurre, a imitare i risultati dei nostri comportamenti intelligenti; e intelligenza “forte”, o “produttiva”, intesa a generare risultati equivalenti a quelli della nostra intelligenza.

Due fenomeni di particolare interesse hanno caratterizzato questo dibattito.

Innanzitutto molti hanno osservato che, in quanto settore dell’ingegneria impegnato a replicare i comportamenti intelligenti attraverso un’elaborazione di tipo sintattico, anche grazie ai progressi nell’area della potenza elaborativa, della connettività e all’accesso a enormi mole di dati ( Cloud e IoT), l’intelligenza artificiale “riproduttiva” ha avuto grande successo.

Al contrario, nel tentativo andare oltre il livello sintattico per attingere invece a quello del significato e della semantica, l’intelligenza artificiale “produttiva” ha registrato risultati deludenti.

E inoltre nel corso dell’ultimo anno si è verificato una brusca inversione di tendenza: si è quasi smesso di parlare di Intelligenza Artificiale, e si parla sempre di più di “ Augmented Intelligence”: ho assistito negli ultimi mesi a presentazioni da parte di IBM, Microsoft, Cisco ed Oracle e questo è ormai il “name of the game”.

Ma che rapporto c’è tra “Augmented” e “Artificial” Intelligence? Siamo semplicemente di fronte a un nome meno “intimidating”, o a un vero e proprio cambiamento di strategia dei maggiori Vendor?

Certo il termine “Artificial Intelligence” è stato oggetto di ondate di resistenza tecnofobica nel corso degli ultimi anni, favorita anche da approcci tipo “Singularity”, che prevedono un mondo dominato dalle macchine, in cui nel 2045 la loro intelligenza potrebbe superare quella combinata di tutti gli esseri umani.

Tuttavia gli elementi costitutivi più critici – e per molti preoccupanti – dell’Artificial Intelligence vera e propria sono quelli che caratterizzano il ragionamento umano ( al di là della conoscenza): e cioè l’etica e la morale. Una macchina dotata di intelligenza artificiale dovrebbe quindi essere in grado di decidere autonomamente in una frazione di tempo ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, o meglio ciò che è comunque preferibile in contesti di grande criticità e incertezza. Il che, al di là delle resistenze tecnofobiche, implica una capacità tecnologica che ancora non esiste.

Non stupisce quindi che l’Industria ICT abbia deciso di concentrarsi per il momento sul concetto di “Augmented Intelligence”: intendendo con esso “sistemi feedback-driven, self learninge self assuring che emulano ed estendono le abilità cognitive nel software”.

In altre parole: c’è un umano – ad esempio un programmatore – che tiene sotto controllo dietro le quinte ogni possibile scenario su cui il programma AI può dover operare, o che dice al computer in che modo deve imparare. In altre parole , un software developer imputa parecchi scenari “if this, then that” e crea un a serie di reazioni che la macchina è in grado di attivare.

Il fattore caratterizzante dell’”Augmented Intelligence” è l’intervento manuale che può dettare come, se e quando la macchina debba reagire.

Un cedimento quindi alle resistenze della tecnofobia? Forse, in parte. Ma più realisticamente un riconoscimento dei limiti attuali della tecnologia e dell’esigenza di mettere a frutto ora le grandi potenzialità di business che l’attuale tecnologia è in grado di offrire.

Benché se ne parli molto, il mercato dell’AI è ancora molto limitato. Tractica, una società di ricerca specializzata nel settore, stimava il mercato complessivo a 644 milioni di dollari nel 2016, ma prevedeva una crescita esponenziale fino a 15 miliardi di dollari per il 2022.

Questi dati tuttavia hanno poco senso se non chiariamo bene di che tipo di AI stiamo parlando.

Una segmentazione che ci pare interessante è quella proposta da Anand Rao, che considera tre modalità principali in cui il business può utilizzare l’Artificial Intelligence:

  • La Assisted Intelligence, già ampiamente disponibile, consente di migliorare ciò che persone e organizzazioni stanno già facendo. Essa amplifica il valore delle attività già in atto e si applica a task chiaramente definiti, ripetibili e basati su regole. Per questo essa viene spesso utilizzata per modelli computerizzati di realtà complesse per permettere al business di testare decisioni con rischi minori.
  • La Augmented Intelligence, che sta emergendo, consente a persone e organizzazioni di fare cose che esse non potrebbero fare altrimenti. A differenza dell’Assisted Intelligence, essa altera profondamente la natura dei task, e i modelli di business cambiano di conseguenza. Ma i sistemi AI non sono infallibili: essi devono essere in grado di dimostrare coerenza e di spiegare le loro decisioni, o rischieranno di perdere valore.
  • La Autonomous Intelligence, in sviluppo per il futuro, per creare e mettere in funzione macchine che agiscono autonomamente senza diretto coinvolgimento o supervisione umana. Mentre sarà necessario un tempo considerevole per sviluppare le tecnologie necessarie, ogni business interessato a sviluppare strategie basate su tecnologie digitali avanzate dovrebbe pensare seriamente sin da ora all’Autonomous Intelligence.

Questa tabella mostra come molte aziende stiano facendo e faranno in futuro investimenti in questi tre settori e in una grande varierà di applicazioni:

 

 

Potremmo concludere questo excursus con due riflessioni…

La prima ci porta a considerare questo spostamento di attenzione dal tema generale dell’Artificial Intelligence a quello più limitato e concreto dell’ Augmented Intelligence come una scelta pragmatica dell’Industria, orientata a capitalizzare nel breve le grandi opportunità dell’AI come espansione delle capacità umane, nonostante i limiti delle tecnologie oggi disponibili; una scelta caratterizzata anche da una narrazione consolatoria e rassicurante, in cui l’ uomo mantiene una centralità rispetto agli altri “organismi informazionali”, biologici o artefatti. Una visione che invece l’ Autonomous AI è destinata a mettere profondamente in crisi.

La seconda considerazione, legata in qualche modo alla prima, è  basata sulla riflessione  fatta da Alessandro Baricco al termine del suo intervento:

“Al momento si possono intravedere due aspetti. Il primo ha a che fare con il già citato timore che gli esseri umani conserveranno sempre verso le macchine: per ogni passo che abbiamo fatto fidandoci delle macchine e accettando che esse entrassero nella nostra vita, ne abbiamo fatto un altro in direzione di tutto quello che ci fa sentire umani. Questo avviene perché per ogni passo che faremo verso l’accettazione delle macchine avremo bisogno di fare, contemporaneamente, un gesto che ci rassicuri sul fatto di essere ancora umani.
Per queste ragioni l’umanesimo è una delle merci che avrà più successo nei prossimi anni, paradossalmente, perché le persone hanno un enorme bisogno di umanesimo in questo momento, di tutti i tipi: ogni piccolo byte che passa chiede uno sguardo, una sensazione.”

E in questo senso vanno considerati i forti investimenti e i nuovi orientamenti strategici verso una ICT più “human-centered”, più inclusiva e più attenta ai suoi impatti sociali e ambientali, che le grandi imprese ICT stanno esprimendo e che analizzeremo in un prossimo numero di questa newsletter.

 

 


Bibliografia:

 

  • Alessandro Baricco, Intervento all’inaugurazione degli IBM Studios, Milano, 24 Giugno 2019
  • Roel Ganzarski, “ Augmented vs Artificial intelligence: What’s the difference? 2017, https://bit.ly/2HeEDIt
  • Anand Rao, “A Strategist’s Guide to Artificial Intelligence”, 2017, https://bit.ly/2XEOVKI
  • Roger Gorman, “ Augmented Intelligence trumps Artificial Intelligence”, 2018, https://bit.ly/2Yu1p51
  • Akshay Sabhikhi, CEO, Cognitive Scale, 10 questions about Augmented Intelligence, https://bit.ly/2J8xXw7
  • Chacko Thomas, Oracle Transformation Leader, “Lead your Oracle Transformation with Artificial Intelligence Solutions from IBM”, 2017, https://ibm.co/2LyCh9F
  • Luciano Floridi, “La quarta rivoluzione”, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2017
  • Erik Brynjolfsson Andrew McAfee “The Business of Artificial Intelligence What it can – and cannot – do for your organization”, Harvard Business Review, 2017, https://bit.ly/2tc9BHl
  • Stefania Arcudi, “ La Tech Intensity secondo Satya Nadella, numero uno di Microsoft”, sole 24 Ore, 30 maggio 2019, https://bit.ly/2NuU984
  • Federica Meta, “Cisco rilancia sull’Italia 4.0: si espande il progetto Digitaliani”, Corcom, 9 Maggio 2019, https://bit.ly/2YyxUyY

 

 

 

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