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Non profit 2.0: sfide e opportunità

N.  Ottobre 2018
        

a cura di Carmen Camarca 
Analyst, The Innovation Group 

 

Le organizzazioni non profit si sono sempre mostrate piuttosto caute nell’utilizzo del digitale, considerato uno strumento poco rilevante ai fini dello svolgimento delle loro attività. Questo aspetto, che per anni ha caratterizzato il mondo del non profit, può essere ricondotto a diversi fattori distintivi delle organizzazioni stesse, tra i quali si può considerare in particolar modo la cultura interna dell’organizzazione, legata ad un atteggiamento generale che è sempre stato piuttosto diffidente nell’utilizzo delle nuove tecnologie: nella maggior parte dei casi i membri dell’organizzazione, non essendo “nativi digitali”, mostrano di avere scarsa dimestichezza verso la tecnologia e di non avere le competenze adatte per riconoscerne i reali benefici. Tale atteggiamento ha accompagnato per anni il mondo del non profit, ponendolo in una posizione svantaggiata rispetto ad altri attori, come le aziende profit o gli enti pubblici, che hanno iniziato ad utilizzare gli strumenti digitali molto prima.

Tra i fattori che hanno impedito lo sviluppo e la diffusione del digitale e delle nuove tecnologie all’interno delle organizzazioni non profit vanno considerate anche le limitate risorse economiche strettamente correlate alla difficoltà di individuare finanziatori disposti ad investire in tale settore.

Tuttavia, va segnalato che, nonostante questo clima generale, negli ultimi anni si è verificato un cambiamento di trend e una parte del settore non profit ha modificato il modo di utilizzare e, soprattutto, di pensare la tecnologia: c’è ancora molta strada da percorrere a riguardo, ma oggi, ad esempio, la maggior parte delle organizzazioni non profit si sono dotate di un sito web istituzionale e si mostrano, seppur in modalità differenti, piuttosto attive nelle forme di comunicazione.

Il digitale potrebbe rappresentare una vera e propria opportunità per il mondo non profit: promuoverne l’utilizzo vorrebbe dire avere l’opportunità di intraprendere una serie di azioni convenienti come, ad esempio, favorire le attività di raccolta fondi, migliorare la comunicazione interna ed esterna all’organizzazione, ottimizzarne i processi gestionali e aumentarne la notorietà e la visibilità, permettendo, così, di ampliare e migliorare relazioni con partner e stakeholders.

Da sottolineare, inoltre, che alcuni dei giganti del web stanno promuovendo iniziative a sostegno delle organizzazioni non profit, confermando, così, l’idea che tale mondo riservi innumerevoli opportunità per gli enti non profit: si considerino, ad esempio, le iniziative ad opera di Facebook, Google e Youtube che hanno creato dei tool e delle funzioni specifiche volte ad aiutare le organizzazioni non profit nelle attività di raccolta fondi e a creare nuove reti di sostenitori, volontari e donatori.

Creare, dunque, un “digital” non profit potrebbe essere un’occasione da non perdere per le organizzazioni non profit, specialmente per quelle più piccole e meno conosciute; tuttavia intraprendere un simile percorso presenta alcuni ostacoli: oltre ai già citati fattori che frenano l’utilizzo dell’Ict, bisogna considerare anche il problema delle competenze. Il digitale, infatti, ha reso necessaria l’acquisizione di nuove conoscenze anche per chi opera nell’ambito del non profit, ha posto nuovi quesiti a cui molto spesso risulta difficile dare risposta e ha creato cambiamenti con una velocità senza precedenti, mettendo in difficoltà la capacità delle organizzazioni di stare al passo con l’evoluzione della tecnologia. In questo modo andrebbero favorite iniziative per evitare il rischio che si venga a creare il cosiddetto fenomeno del digital divide, favorendo, così, un utilizzo del digitale uguale e paritario per tutti.

 

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