COME LA PA AFFRONTA LA PANDEMIA: I PROBLEMI STRUTTURALI DEL PAESE E LA NECESSITà DI RIPARTIRE CAMBIANDO
Come la PA affronta la pandemia: i problemi strutturali del Paese e la necessità di ripartire cambiando

N. Giugno 2020
        

a cura di Carmen Camarca 
Analyst, The Innovation Group 

 

Come è successo per molti settori, anche nella PA la crisi ha portato all’accelerazione di processi già in atto ma che in condizioni di normalità avrebbero richiesto tempi più lunghi. Come è avvenuto? Se ne è parlato alla web conference di TIG in cui, tra gli altri, è intervenuta la Ministra per la PA Fabiana Dadone.

Si è tenuta lo scorso 26 maggio la web conference Agenda digitale, infrastrutture e piattaforme pubbliche alla prova dell’emergenza, secondo appuntamento digitale in cui si articola il Digital Italy Program 2020. Obiettivo dell’incontro è stato comprendere come le piattaforme pubbliche abbiano reagito alle diverse sfide poste dall’emergenza, come è stata garantita la continuità delle attività lavorative e soprattutto l’erogazione dei servizi pubblici essenziali.

Come affermato da Roberto Masiero, Presidente di The Innovation Group, «il ruolo della tecnologia nella crisi ha evitato il collasso nella società, oltre che nell’economia del Paese».

La forte componente tecnologica, che in questi mesi ha caratterizzato il funzionamento della macchina pubblica, non deve tuttavia essere considerata come una commodity. Le tecnologie, infatti, hanno agito influenzando fortemente le modalità di organizzazione della Pubblica Amministrazione, al punto da poter ritenere che lo Stato assumerà un nuovo ruolo, ma quale? Ci stiamo muovendo davvero verso un «nuovo equilibrio statale»? Quale sarà – in altre parole – il “New Normal” per il funzionamento della PA?

Se da un lato le amministrazioni pubbliche hanno in passato dimostrato «l’incapacità di comunicare valore in forma digitale», dall’altro l’emergenza ha permesso ad alcune realtà di «liberarsi come diamanti incastrati nel carbone». È allora da queste best practice che bisogna partire per creare un cambiamento strutturale nel panorama pubblico italiano, ponendosi in modo particolare l’obiettivo di:

  • Operare sulla formazione e sul capitale di conoscenza del personale della Pubblica Amministrazione, partendo da un più ampio cambiamento culturale;
  • Promuovere una forte leadership centrale, creando quello che The Innovation Group ha definito negli ultimi anni come lo “Czar Digitale” a cui venga attribuita l’autorità di pianificare, coordinare e monitorare l’esecuzione di una vera e propria strategia per la digitalizzazione del Paese.

È, tuttavia, innegabile che l’emergenza abbia portato nella PA una spinta senza precedenti nell’ambito della digitalizzazione, un’accelerazione che, però, ha fatto emergere in maniera ancora più evidente l’arretratezza del nostro Paese in determinati ambiti, primo fra tutti l’utilizzo dei Big Data. Come, infatti, evidenziato da Guido Scorza, Consigliere Giuridico del Ministro per l’innovazione, «le pubbliche amministrazioni italiane, pur disponendo di molti dati, hanno ancora grandi difficoltà nel farne un utilizzo strategico e di reale supporto alle scelte pubbliche». Il tema è stato condiviso anche da Valeria Fascione, Assessore Internazionalizzazione, Start-up – Innovazione di Regione Campania che ha ricordato l’importanza, nella fase di rilancio, oltre del «back to work» anche e soprattutto del «back to school».

Per Adriana Agrimi, Dirigente Dipartimento Sviluppo Economico, Innovazione, Istruzione, Formazione e Lavoro di Regione Puglia, «come ogni sfida che implica un cambiamento anche il coronavirus ha portato ad affrontare una questione che è innanzitutto culturale. Per tali ragioni bisogna rendere i territori resilienti ai cambiamenti, non metterli solo nelle condizioni di fronteggiarli ma renderli soprattutto capaci di costruire una prospettiva».

La questione introduce il più volte affrontato problema del digital divide. La carenza di infrastrutture di alcune aree del territorio italiano e di investimenti dedicati ha impedito in questi mesi l’erogazione e la fruizione universale di determinati servizi. Per tali ragioni – ha affermato Alessandro Picardi, Vice Presidente Esecutivo di TIM – durante il lockdown l’impegno di TIM è stato rivolto principalmente alle aree bianche, in cui sono stati aperti oltre 6mila cabinet e connesse circa 20mila famiglie. Per Picardi la ripartenza dovrà essere accompagnata da interventi volti ad eliminare il digital divide e a rafforzare servizi e infrastrutture già esistenti, «l’auspicio è che si riesca quanto prima ad avere un’unica autostrada a doppia corsia digitale».

Il tema delle infrastrutture è stato affrontato anche da Stefano Stinchi, Direttore Divisione Pubblica Amministrazione di Microsoft Italia, secondo cui «l’emergenza ha sbloccato processi e attività che prima procedevano a ritmi molto lenti, rendendo necessario per i provider di tecnologia aiutare il sistema italiano ad essere sempre più competitivo». Anche per Alberto Poli, Account Manager di Nutanix la principale sfida dei prossimi mesi sarà offrire agli utenti finali servizi continuativi con lo stesso livello di produttività, garantendo l’utilizzo di tecnologie flessibili. Sulla scalabilità ha, infine, discusso Alessandro Rivara, Sales Manager di Akamai, secondo cui nella PA è necessaria una corretta applicazione della digitalizzazione, fondamentale per gestire con efficacia qualunque situazione emergenziale.

PA

La PA come driver della ripartenza

Le PA italiane si caratterizzano per una forte differenziazione. Ha esordito così la Ministra per la Pubblica Amministrazione Fabiana Dadone, secondo cui è necessario accompagnare le singole realtà pubbliche locali nella trasformazione dei propri processi.

«La pandemia – ha proseguito la Ministra Dadone – ha messo a dura prova la dirigenza e i funzionari della PA, portandoli a dei cambiamenti radicali nel loro modo di lavorare. Un’esperienza complessa che, però, non bisogna abbandonare: per tali ragioni il Ministero si è posto l’obiettivo di continuare a far lavorare il 30/40% dei propri dipendenti in smart working anche dopo l’emergenza».

In questi mesi il Ministero è, inoltre, intervenuto sia con delle norme di rafforzamento sia con degli investimenti ad hoc (sono stati stanziati 50 milioni di euro) per promuovere la digitalizzazione dei processi pubblici, riconoscendo appunto la necessità di garantire ai cittadini la continuità di determinati servizi e attività, che in un contesto come quello appena vissuto potevano essere erogati soltanto online. In questi mesi c’è stata una forte accelerazione sul digitale, che in condizioni di normalità avrebbe richiesto tempi lunghissimi: la grande sfida del domani è riuscire a far sì che la PA si ponga come capofila della ripartenza.