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INDUSTRIA 4.0: FARE IL PUNTO PER GUARDARE AVANTI E DARE CONTENUTI A IMPRESA 4.0

N.  Novembre 2017
        

a cura di Ezio Viola 
Managing Director, The Innovation Group 

 

Quando poco più di un anno fa fu presentato il Piano Industria 4.0 si disse che era differente dalle iniziative simili del passato sia per i contenuti sia per il modello di politica industriale proposto, dal momento che superava la logica dei bandi e dei finanziamenti a pioggia, che in passato si era rivelata inefficace rispetto agli obiettivi di politica industriale prefissati. In questo modo, doveva essere in grado di meglio indirizzare i progetti d’innovazione di quelle aziende industriali che avessero avuto le caratteristiche e avessero mostrato la volontà di rimanere competitive sui mercati locali e internazionali.

I risultati raggiunti da questa impostazione, recentemente resi noti dal Governo, testimoniano che le imprese stanno effettivamente utilizzando gli strumenti messi a disposizione dal Piano e, in particolare, gli incentivi fiscali (super e iper-ammortamento). Dopo un avvio lento nei primi mesi dell’anno c’è stata, infatti, un’accelerazione soprattutto negli investimenti in beni strumentali, nelle macchine e nelle attrezzature per la modernizzazione degli impianti e delle linee di produzione, come testimoniano anche i dati macroeconomici della crescita degli ordini e del fatturato dell’industria dei beni strumentali (+ 9%) e della robotica.

D’altra parte, rimangono ancora dei coni d’ombra e dei punti di domanda sull’effettivo impatto del Piano sulla crescita degli investimenti relativi alle tecnologie strettamente digitali, siano esse piattaforme hardware, software e servizi d’integrazione, ancor più nelle aree più innovative come il cloud computing, i big data, gli analytics, l’AI e la cybersecurity. In particolare, sono proprio queste aree quelle che permettono la realizzazione di soluzioni digitali più avanzate, in grado di abilitare processi più a valore per il business, e che consentono un’effettiva trasformazione digitale delle imprese che le adottano, sia reingegnerizzando i processi produttivi, sia creando nuovi prodotti e/ o servizi.

Rimangono anche alcuni coni d’ombra legati alla crescita limitata del Venture Capital e degli investimenti con strumenti di finanza innovativa: a questo riguardo, il Governo sembra stia valutando misure – che in alcuni casi sono state definite “eclatanti” – per cercare di incidere in un mercato dei capitali che in Italia rimane storicamente arretrato. Inoltre, permangono ancora mancanze nella diffusione della banda larga e ultra larga nelle zone grigie, dove risiede una quota rilevante delle PMI italiane. In questo senso, l’accelerazione della fase di execution del Piano BUL per il 2018 rimane una delle sfide più critiche.

Per quanto riguarda, infine, l’obiettivo di creare un ponte tra imprese e mondo della ricerca, in una logica di supporto al trasferimento tecnologico, è stato costituito il Network Nazionale Industria 4.0, composto dalla rete dei Digital Innovation Hub (DIH), promossi da Confindustria, da Confcommercio, da Confartigianato e dal CNA, e dei Punti d’Impresa Digitale (PID), gestiti da Unioncamere. La definizione dei Competence Center, invece, è in marcato ritardo, poiché l’approvazione del decreto attuativo è prevista solo a fine 2017. In questo ambito, un aspetto strategico da capire è se il modello scelto per i Competence Center – a volte paragonato, impropriamente, addirittura al Fraunhofer tedesco – sarà quello più consono alla realtà produttiva italiana, con le specificità delle aziende che la compongono, e alla struttura e ai meccanismi del mondo dell’università e della ricerca italiane.

Partendo dunque da quanto emerso nel 2017, nella formulazione della Legge di Bilancio 2018, in corso di approvazione, sembra saranno mantenuti gli incentivi fiscali con una revisione al ribasso per il super-ammortamento (130% invece del 140%), mentre resta inalterato l’iper-ammortamento del 250%, così come il credito d’imposta e il patent-box.

La principale novità probabilmente riguarderà, invece, la presenza di una forma d’incentivazione per la formazione sostenuta dalle imprese: resta da chiarire, sia quantitativamente sia nei modi operativi di attuazione, quando sarà disponibile la versione finale della manovra. Le novità relative alla formazione si aggiungono alle iniziative (già esistenti) legate alle competenze e al mondo lavoro, che hanno coinvolto l’avvio del Piano Nazionale Scuola Digitale e del programma Alternanza Scuola/Lavoro, con il potenziamento degli ITS a partire dal prossimo anno, con l’obiettivo di raddoppiare il numero degli studenti entro il 2020. Inoltre, sarà da capire in che modo questo incentivo alla formazione sarà erogato e come sarà valutata la formazione che dovrebbe avere un focus su tecnologie e tematiche relative a Industria 4.0.

D’altra parte, se Impresa 4.0 – come pare che si chiamerà la nuova edizione del Piano Industria 4.0 – significa allargare l’obiettivo dell’innovazione digitale non solo ai settori industriali, ma anche ad altri settori (dal commercio, al turismo e a tutto il mondo dei servizi) occorre non frammentare lo sforzo e porre delle priorità, oltre che introdurre modelli d’incentivazione più estesi che meglio coinvolgano i servizi legati alle tecnologie digitali. La domanda che occorre infatti sempre più porsi è se il Piano del Governo abbia tutti gli elementi per essere effettivamente non solo un volano, ma anche una base solida e duratura per modernizzare, innovare e trasformare il sistema industriale (e non solo) del nostro Paese e che tipo di modello vogliamo perseguire nel medio- lungo termine.

Nel breve termine, il primo elemento da raccomandare è che ci sia una continuità rispetto all’indirizzo del Piano anche in vista di un nuovo Governo, perché la sua efficacia si misurerà solo nel medio- lungo termine, e non nell’impulso contingente legato agli incentivi fiscali oggi presenti. Come abbiamo imparato osservando molte aziende, l’efficacia e la velocità con cui un’impresa si innova e si trasforma grazie alle tecnologie digitali è profondamente legata non solo alla capacità di investimento, ma soprattutto alla cultura del management, alle competenze e alle capacità presenti (o a quelle nuove da creare) per gestire i cambiamenti, anche organizzativi, che ne derivano.

Industria 4.0 – o meglio Impresa 4.0 – ha e deve avere un orizzonte di medio- lungo periodo per avere quei ritorni di produttività e di competitività che possono derivare dall’utilizzo concreto delle tecnologie 4.0 in progetti di innovazione e di trasformazione digitale.

Questo è particolarmente vero nel caso delle PMI che dovranno inoltre entrare in una logica di rete e di coopetition con tutti gli attori della propria filiera e del proprio ecosistema per innovare veramente grazie al digitale. Ciò significa che i Digital Innovation Hub, i Competence Center, le Associazioni, le Università e gli altri enti coinvolti dovranno infine operare come un vero Sistema dell’Innovazione, con una chiara governance che dovrà coinvolgere tutti gli stakeholder, in primis il Governo, che dovrà essere in grado di realizzare una maggiore integrazione con quanto fatto dalla Regioni, anche a livello europeo.

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