NEWSLETTER - IL CAFFE' DIGITALE
FACEBOOK: ATTENZIONE AL “GATTOPARDO”

N. Aprile 2019

a cura di Ezio Viola
Managing Director, The Innovation Group

 

Facebook, fin dalla nascita della sua storia, ha sempre privilegiato la crescita di utenti e del suo business rispetto al trattamento della privacy dei suoi utilizzatori. Probabilmente, queste sono state le scelte di un Mark Zuckerberg giovane e sicuro di sé, confidente anche nelle magnifiche e progressive sorti di internet: sono state le scelte di chi stava costruendo un grande business fondato sulla pubblicità e basato su raccolta e utilizzo di un numero infinito di dati. Ora il CEO di FB è cresciuto, ha 34 anni, è famoso, ammirato è anche una figura pubblica, spesso attaccata dalla stampa e dai politici in diversi paesi. Ha visto la sua azienda bruciare miliardi di dollari di capitalizzazione per aver un pò “ignorato” i problemi di privacy degli utenti, ha visto la sua piattaforma digitale, che ha reso il mondo più aperto e connesso, essere usata da razzisti, violenti, terroristi e da paesi come arma anche contro la democrazia. Così la reputazione di FB (e un po’ anche la sua) sono crollate, la crescita di utenti si è rallentata ed è diminuito anche il morale di chi ci lavora in FB.  Insomma, è arrivato il momento di cambiare qualcosa o forse di cambiare tutto. Così Zuckerberg ha pubblicato 3000 parole sul suo blog qualche settimana fa, delineando la sua nuova “Facebook privacy focused vision” incominciando cosi:

“Public social networks will continue to be very important in people’s lives—for connecting with everyone you know, discovering new people, ideas and content, and giving people a voice more broadly. But now, with all the ways people also want to interact privately, there’s also an opportunity to build a simpler platform that’s focused on privacy first.”

Vengono fatte molte promesse circa i miglioramenti sulle tecniche di encryption in FB e Instagram, su come spostare i server fuori dai Paesi autoritari dove possono essere spiati e su come ridurre la memorizzazione e permanenza dei messaggi e delle storie generate dagli utenti.

Viene anche descritto come si integreranno le tre piattaforme di messaggistica esistenti, (FB Messenger, Instagram Direct e Whatsapp), in modo da essere interoperabili. Esse quindi non verranno unificate e ciò porterà alla generazione di dubbi su come potrà “facilmente” essere garantita la privacy e la sicurezza tra le tre piattaforme. Sono elencati anche i 6 Principi alla base della privacy ma non viene menzionato quale sarà l’approccio utilizzato per la condivisione dei dati e per le tecniche di “targeted adv”. Questo è importante, tenendo conto che i problemi maggiori di FB sono nati proprio dal flusso di dati raccolti da FB a favore di terze parti esterne come Cambridge Analytica e dalla messa a disposizione di questi flussi di dati a partner tecnologici come costruttori di device e sviluppatori di software.

Queste cose Mark Zuckerberg le conosce molto bene e infatti scrive “I understand that many people don’t think Facebook can or would even want to build this kind of privacy-focused platform—because frankly we don’t currently have a strong reputation for building privacy protective services…”

Quella prospettata sembra una rivoluzione copernicana del social network, ma sarà veramente cosi? O siamo di fronte alla tecnica “gattopardesca” del cambiamo tutto affinché nulla o poco cambi? Molti analisti e commentatori infatti si sono divisi tra chi pensa che siamo davanti ad un profondo cambiamento e chi pensa che si sia fatto molto rumore per nulla.

Probabilmente non è così, perchè i cambiamenti annunciati, (se realizzati) miglioreranno comunque la privacy dei più di 2 miliardi di utenti FB mensili e l’encryption end-to-end sarà cruciale anche per la loro sicurezza fisica, così come sarà consigliabile non avere i server di FB in “Paesi pericolosi” non permettendogli più di conservare i nostri dati per sempre. Diamo quindi credito al CEO di FB e agli esperti che a quanto pare sono già stati assunti in azienda, per concretizzare questi cambiamenti, cosa che farà anche piacere ai regolatori sia europei (in attesa dopo l’avvio della GDPR), sia americani che stanno adottando misure che vanno proprio in questa direzione.

Tuttavia, rimane però la domanda cruciale su quale diventeranno le priorità di FB in futuro, tenendo conto che la privacy non è gratis, non solo per realizzarla, ma anche per l’impatto che potrebbe avere sulla piattaforma social. Infatti, il news feed diventerà obsoleto, e tutto ciò si concentrerà nelle chat private, per avere una comunicazione tra utenti più intima e sicura. Queste chat saranno protette da crittografia end-to-end, risulta però difficile “fare i poliziotti” su sistemi che sono encrypted end-to-end. Inoltre, guidare le persone verso sistemi privati e intimi di messaggistica può presentare nuove sfide a chi vuole distribuire news sulla piattaforma oltre che balcanizzare ulteriormente il consumo di news e contenuti su FB.

Non è infatti un caso se non viene affrontata la questione più grande: questa visione e questi cambiamenti saranno compatibili con l’attuale business model di FB che si fonda sull’utilizzo e la fornitura dei dati dei suoi utilizzatori?
Se questi cambiamenti saranno effettivamente realizzati ci sarà un costo non solo per metterli in pratica, ma ci saranno conseguenze anche sul modello di business così com’è oggi e bisognerà vedere fino a che punto FB sarà disposto a sopportarlo. Fino a quando non verrà fatta chiarezza su questi punti, non sapremo se la nuova “privacy vision”sia vera ma soprattutto realizzabile oppure sia soltanto un diversivo.

Sicuramente c’è una parte molto interessante da prendere in considerazione: se Facebook si concentrerà sempre di più sui sistemi di messaggistica, potrebbe cercare di emulare il modello di WeChat, la superApp cinese di Tencent. Sappiamo infatti che il business model di Wechat non si basa solo sulla pubblicità, ma in gran parte sulla vendita e utilizzo di servizi come ad esempio giochi, pagamenti etc. Questo si che significherebbe una vera e propria rivoluzione per FB, ed è difficile fare previsioni oggi su quante possibilità la piattaforma social ha di riuscirci, tenendo conto dei tempi di realizzazione e senza compromettere crescita e profittabilità. Una cosa è certa, quello che sta accadendo ci insegna che il flusso dell’innovazione comincia a muoversi al contrario, da Est verso Ovest.

 

 

Categorie
FOCUS CYBER
IL CAFFÈ DIGITALE - ARCHIVIO
@TIG_italia