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Imprenditori del nuovo e del vecchio mondo

simona_macellariA cura di Simona Macellari, Associate Partner, The Innovation Group

[1] Riflessioni su TRASFORMAZIONE DIGITALE DELL’ECONOMIA E DELLE IMPRESE , sessione  START UP, APP, SHARING & COGNITIVE ECONOMY e IL FUTURO DEL FINTECH – Imprenditori del nuovo e del vecchio mondo

Il Digital Italy Summit è stato un momento di confronto tra imprenditori, economisti e politici per parlare del futuro dell’Italia, in cui finalmente e concretamente è stato messo al centro del dibattito il tema dell’execution. Sulla scia di questo approccio, anche nella sessione START UP, APP, SHARING & COGNITIVE ECONOMY e FINTECH si è parlato, con chi  “fa”, di quali sono i blocchi che ostacolano la crescita digitale delle nostre imprese,  come concretamente aggredirli e come individuare la ricetta che meglio si adatta al nostro modello socio-culturale consentendoci di accelerare più degli altri; anche perché partiamo molto più arretrati di moltissimi paesi.

Aggredire il tema della trasformazione digitale del nostro paese e delle nostre aziende, significa innanzitutto comprendere ed abbracciare la “rivoluzione antropologica” che si sostanzia sul e guida il cambiamento; e avere consapevolezza dell’urgenza del fare perché la digitalizzazione è la precondizione necessaria per ogni ipotesi di sviluppo sociale ed economico e l’innovazione tecnologica è diventata non “un” investimento possibile, ma l’unico modo per sopravvivere  sul mercato.

L’avvento del web 2.0, delle tecnologie mobili, dell’open source e delle piattaforme di sviluppo cloud hanno trasformato significativamente la società, il suo modo di comunicare e di fare impresa (quante barriere all’ingresso sono state abbattute grazie a tutto ciò!) e le modalità di relazione, conferendo potere alla singola persona e mutando in modo irreversibile la relazione di questo con la cosa pubblica, con la società in cui vive e con le aziende il cui lavora, nonché le logiche del mercato del lavoro. Hanno dato l’opportunità ai Davide di rapportarsi alla pari con i giganti Golia, perché possono creare conoscenza, possono aggregarsi, indipendentemente dalla geografia, divenendo sempre più un centro di competenza, condivisione e potere, nonché introducendo, all’interno dell’esperienza comune, l’abitudine alla condivisione e alla collaborazione, fattori che poi, in ottica evolutiva, si sono tradotti in fenomeni quali la social collaboration o, più in generale, la sharing economy. Parimenti al cambiamento di come l’individuo si rapporta con l’ecosistema, gli  ulteriori sviluppi della tecnologia digitale hanno cambiato l’ecosistema ed i paradigmi, creando relazioni “fluide” e “auto-adattabili” tra individui e oggetti, così come la capacità di analizzare e creare “intelligenza” dai dati e dalle informazioni generate: si pensi, ad esempio, al caso dell’Internet of Things (IoT), o, infine, alla blockchain che, benché non ancora completamente matura, si propone come il mezzo per rendere irrilevanti ed inutili le “trusted third parties”, nonché la centralizzazione. Al di là del fatto che alcune di queste tecnologie siano oggi ancora ad un livello di maturità insufficiente per un loro utilizzo su vasta scala e che siano presenti, per ora, per lo più a livello sperimentale, è evidente che sono destinate a modificare profondamente le modalità dell’operare delle imprese e delle organizzazioni, con conseguenze sul piano organizzativo, occupazionale e, soprattutto, delle relazioni tra gli interlocutori, siano questi imprese o organizzazioni (pubbliche o private) o singoli individui.

Di questo cambio di paradigma, che non solamente è inteso ed applicato dal nuovo mondo – aziende e centri di ricerca con “DNA DIGITALE”(i.e. BANZAI, BOLCKCHAINLAB,UBER e Talent Garden) – ma ne hanno acquisito consapevolezza  sia le associazione di categoria – Confindustria e Infocamere – sia il potere legislativo e le realtà economiche ancora analogiche, nonché i loro advisor. Dall’osservatorio privilegiato dei pannellist è emerso che il risultato di questa consapevolezza sta avvenendo – cioè il salto culturale sta avvenendo: grande parte del sistema economico, si è risvegliato brutalmente dal caldo nido analogico e arranca in modo scomposto per introiettare  il mondo e lo sviluppo digitale.

Ma per cambiare poi pelle quale sono le idee azionabili?  Come fare assorbire più velocemente il digitale al sistema economico nelle sue più profonde innervature? Quali sono le idee azionabili su cui lavorare?

La tecnologia e i relativi investimenti sono condizione necessaria ma non sufficiente – come ci ha ricordato Rosagrazia Bombini di Qlik – perché bisogna dare un senso al suo output e farla diventare parte integrante del processo produttivo. Le esperienze delle aziende nate digitali evidenziano come la loro capacità di adottare il metodo “lean” e il “Trial and Error”, gli permetta sia di non bruciare troppe risorse economiche e tempo in errori, sia di introdurre velocemente novità e testarle per avere delle evidenze chiare sulla loro profittabilità. Carlo Tursi di Uber ci ricordava come in poco più di tre mesi e con un team snello abbia introdotto la linea di business UBER Eats in Italia: tempi e modi inimmaginabile per  qualsiasi  azienda nata nel tempo analogico! Anche Davide Consiglio di Boston Consulting Group,Giacomo Zucco di BlockchainLab, Marco Mancosu di SARDEX e Davide Dattoli di Talent Garden dal loro osservatorio privilegiato osservano che la velocità, la capacità di aggregare fluidamente idee e team interni ed esterni e spesso le aggregazione spontanee e autoregolamentate come nel mondo animale, siano la caratteristica che permettono di dominare e non subire la “disruption”.

Le cause dell’empasse sono note, ma torniamo al punto di partenza: come azionare concretamente il cambiamento? I pannellist, con particolare enfasi l’On. Anna Ascani, Parlamentare, Paolo Ghezzi di InfoCamere, Pietro Scott Jovane di Banzai e Marco Gay di Confindustria, hanno concordato che l’unica strada percorribile è quella dell’open innovation, dell’inserimento plug and play di linee di business digitali, per traghettare il mondo analogico in quello digitale. Tutte le altre strade fino ad ora sperimentate si sono dimostrate fallimentari! E cosa non fare? Imbrigliare con regole e legacci un mondo in evoluzione: si possono fissare perimetri ma non normare nel dettaglio un ecosistema ancora in divenire e di cui il potere legislativo non comprende appieno il modus operandi.

 


[1] Spunti dalla seconda giornata del Digital Italy Summit 2016 – “Per una Strategia Nazionale dell’Innovazione Digitale” – Roma, 22/23 Novembre 2016 – dedicata alla TRASFORMAZIONE DIGITALE DELL’ECONOMIA E DELLE IMPRESE , sessione  START UP, APP, SHARING & COGNITIVE ECONOMY e IL FUTURO DEL FINTECH con Marco Gay, Presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria; Anna Ascani, Parlamentare, Camera dei Deputati; Rosagrazia Bombini, Vice President & Managing Director Italia e Iberia, Qlik; Davide Consiglio, Principal, The Boston Consulting Group; Davide Dattoli, Co-Founder, Talent Garden; Paolo Ghezzi, Direttore Generale, InfoCamere; Pietro Scott Jovane, CEO, Banzai; Carlo Mancosu, Consigliere Delegato, Direzione Marketing e Comunicazione, Direzione Ricerca e Sviluppo, Sardex; Carlo Tursi, Country Manager, Uber e Giacomo Zucco, CEO, BlockChainLab.

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