LA COMUNICAZIONE PUBBLICA NELL’ERA DEI SOCIAL NETWORK
La comunicazione pubblica nell’era dei social network

N. Marzo 2019

a cura di Alberico Vicinanza
Territory Manager Roma e
Reponsabile PA Centrale e Locale,
The Innovation Group
 

 

Intervista a Gabriele Palamara, Social Media Manager del Ministero dello Sviluppo Economico

Organizzazione, competenza, conoscenza degli strumenti, investimenti in capitale umano e tecnologie sono fondamentali per una nuova comunicazione pubblica di qualità. I nuovi canali di comunicazione modificano gli strumenti e le modalità nel rapporto tra il cittadino e le Pubbliche Amministrazioni centrali e locali rappresentando l’occasione per ridurre la distanza tra le istituzioni e l’opinione pubblica. Ne parliamo con Gabriele Palamara, docente, giornalista e social media manager del Ministero dello Sviluppo Economico.

 

Palamara come inizia il tuo percorso di comunicatore social?

Ho iniziato a lavorare nel 2011 sulle piattaforme social a livello istituzionale. Con l’ufficio stampa dell’Azienda Sanitaria Locale di Bergamo (oggi ATS Bergamo) mi venne data la possibilità di avviare alcuni format nuovi di comunicazione. Il momento sicuramente ha segnato uno spartiacque importante a livello professionale in quanto da comunicatore e giornalista mi veniva data l’occasione di sperimentare formati di comunicazione maggiormente performanti e accessibili agli utenti in un periodo storico in cui il mondo digitale cresceva a dismisura sotto i nostri occhi.

 

Hai incontrato grandi ostacoli nel tuo percorso di sviluppo della comunicazione sui canali social?

Come ogni novità inizialmente vi era un certo scetticismo soprattutto da parte del management, spesso attento all’immagine e alle ricadute mediatiche sempre dietro l’angolo; con il tempo però è aumentata la credibilità verso il mio operato con un crescente interesse verso i nuovi canali di comunicazione. Nel 2011 iniziai a lavorare su Facebook e successivamente su Twitter e Youtube. Nel 2016 poi incentrai il mio operato anche sui canali Snapchat, Instagram, Linkedin e Telegram maggiormente capaci di intercettare pubblici contraddistinti da esigenze anagrafiche e socio-culturali anche molto differenti. Ora i social sono considerati degli strumenti fondamentali per una buona comunicazione pubblica. In ogni amministrazione, infatti, il percorso social – una volta visto con diffidenza e ostracismo – viene posto fra le priorità del management, dei mass media e della cittadinanza tutti interessati a veicolare e assumere informazioni, contenuti, dati e approfondimenti di ogni tipo in tempo reale. Sicuramente la comunicazione è cambiata molto negli ultimi anni e quindi non si può improvvisare una strategia o una scelta comunicativa; non basta attivare una piattaforma e fare un semplice copia incolla di testi o di immagini. Oggi tutto dev’essere ben ponderato a secondo del canale di veicolazione, dunque è fondamentale conoscere ogni strumento e comprendere la reale esigenza dell’ente pubblico e i suoi obiettivi comunicativi.

 

Esiste una ricetta perfetta per la comunicazione pubblica?

Non credo esista una ricetta perfetta; l’importante è avviare una comunicazione continua che possa essere semplice, diretta e performante ovvero utile e d’interesse per il pubblico di riferimento. Fondamentale è restare al passo con i tempi e con le innovazioni; occorre una continua sperimentazione e una frequente capacità di aggiornare il proprio modo di comunicare adeguando strategia, mezzi e forma. Annullare, poi, tecnicismi e burocratismi mantenendo un legame forte ed epidermico con il web e ritenere che ogni Pubblica Amministrazione può essere uno snodo importante di comunicazione, utile amplificatore per divulgare contenuti di qualità.

 

Cosa occorre per un ulteriore sviluppo dei social network nella Pubblica Amministrazione centrale e Locale?

I Social network non rappresentano soltanto degli strumenti di informazione ma possono consentire anche la facilitazione della gestione dei rapporti sociali; quindi soprattutto nella Pubblica Amministrazione essere capaci di aggregare, coinvolgere e attivare la partecipazione dei cittadini e ridurre in tal modo la distanza tra l’opinione pubblica e le istituzioni. Per innescare tali virtuosi processi occorrono qualità, professionalità, investimenti in tecnologie e in capitale umano.