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Fintech in Italia, un mercato già incerto prima dell’emergenza

N.  Maggio 2020
        

a cura di Carmen Camarca 
Analyst, The Innovation Group 

 

Sebbene in Italia la diffusione delle Fintech sia avvenuta cinque anni dopo l’affermazione del fenomeno nel mondo, l’interesse per queste realtà è andato aumentando di anno in anno, anche se poi è soltanto dal 2018 che il mercato italiano ha subito una forte accelerazione, soprattutto in seguito all’introduzione della PSD2, entrata in vigore a settembre 2019. A dirlo è il report “Fintech 2020” pubblicato lo scorso aprile da Pwc[1] secondo cui in Italia si verificherà uno scenario maturo soltanto nei prossimi 3/5 anni (entro il 2025).

In particolare, le fintech censite sono 278, 49 in più rispetto all’ edizione precedente del report, appartenenti a diversi settori di mercato (anche questi in aumento rispetto agli scorsi anni con l’ingresso dei segmenti Real Estate, Criptovalute e investimenti specializzati in NPL). Ad ogni modo è il payment il segmento di maggior dinamismo, all’interno del quale il numero di fintech continua a crescere.

Per quanto riguarda la componente tecnologica, oltre al ruolo rilevante detenuto dalle piattaforme, emerge che sta crescendo anche l’utilizzo dell’Artificial Intelligence, intesa soprattutto come Advanced Analytics e Big Data, soluzioni di cui si dispone soprattutto nell’ambito del money management e del payment.

In crescita anche l’applicazione della Blockchain, soprattutto nel mercato del trading, negli investimenti dedicati alle criptovalute e nel Wealth management.

Soltanto in minima parte le Fintech si avvalgono dell’IoT, utilizzato soprattutto nell’Insurtech, mentre soltanto di recente si stanno sviluppando i primi esperimenti nel campo dei pagamenti.

Cresce, infine, anche il fatturato (che nel 2018 raggiunge 373 milioni di euro, con una crescita del 40% su base annua) e la quota delle scaleup (le società che hanno almeno un milione di euro di fatturato, che passano dalle 28 del 2019 alle 37 del 2020, registrando un + 32%).

Dallo studio emerge, tuttavia, che in Italia sono ancora troppo limitati gli investimenti nel settore, una problematica da cui deriva anche il debole posizionamento del nostro Paese nel panorama internazionale: nel 2019, infatti, gli investimenti si sono ridotti del 22%, la maggior parte dei quali a favore delle realtà più consolidate e di maggiori dimensioni.

 

L’impatto del coronavirus

Nel report si fa accenno anche agli impatti del coronavirus sul mercato. Al proposito le principali preoccupazioni riguardano gli investimenti del Venture Capital che probabilmente potrebbero accentuare il divario tra le startup, comportando una minore attenzione verso le nuove startup. Si prevede un effetto negativo anche per il volume delle transazioni, che potrebbe portare a una diminuzione dei profitti e degli investimenti nel comparto.

Va comunque sottolineato che durante il lockdown la possibilità di svolgere pagamenti da remoto e di acquistare online si è rivelata di estrema utilità, una dinamica positiva in realtà già evidenziata dal report che riportava appunto come, lo scorso anno, il settore dei pagamenti fosse cresciuto del 28%, rappresentando il 17% del mercato totale.

Secondo un recente studio condotto dagli analisti di SumUp, società di fintech basata a Londra, dallo scorso marzo ad oggi in Italia è triplicato il volume dei pagamenti digitali da parte dei piccoli commercianti, arrivando a registrare picchi di incremento del 350%. L’emergenza, quindi, costringendo i piccoli commercianti a individuare soluzioni concrete per scongiurare un blocco dell’attività produttiva, ha ampliato l’ambito del digital payment ad un nuovo target di clientela, intercettando così un’utenza che, oltre ad essere quella finora più restia ad adottare le nuove soluzioni è anche quella di maggior rappresentanza del commercio italiano.

 


[1] https://www.pwc.com/it/it/industries/fintech/docs/PwC-FinTech-2020.pdf

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