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Fintech: l’Italia nel Contesto Europeo

N.  Dicembre 2018
        

a cura di Julian McNeill 
Analyst, The Innovation Group 

 

Secondo KPMG, nei primi sei mesi del 2018 l’investimento globale nel Fintech ha raggiunto quota 57,9 miliardi di dollari[1], l’equivalente di quanto investito complessivamente da luglio 2016 a dicembre 2017. Sorprendentemente, a trainare questa rapida crescita è stato il Vecchio Continente che ha attirato 26 miliardi di dollari di investimenti, a dimostrazione del fatto che la modifica del contesto regolatorio con l’entrata in vigore di PSD2, MiFID2 e GDPR a inizio 2018 ha avuto un impatto significativo sul settore finanziario. L’apertura del mercato ha generato numerose opportunità per le Fintech che, principalmente nei pagamenti, ma anche nel credito e nell’investimento, hanno potuto rafforzare la propria posizione nel mercato. Come ci si aspettava ciò ha posto non poca pressione sulle banche tradizionali, ma allo stesso tempo ha consentito di stimolare la competitività e l’innovazione nel settore, proiettandolo in un futuro in cui la tecnologia sarà sempre più determinante.

Se fin dal 2008, anno in cui è stato creato il primo bitcoin, l’industria bancaria ha temuto e spesso ostacolato la crescita del Fintech, oggi il settore sta attraversando una fase di maturazione in cui si sceglie di vedere l’opportunità negli innovatori piuttosto che il rischio. Secondo recenti survey internazionali prodotte da Capgemini infatti, il 76,7% dei top manager degli istituti di credito tradizionali vede opportunità concrete nelle partnership con le Fintech[2] mentre, dall’altra parte, circa il 60% delle fintech intervistate afferma che la ragione principale per intraprendere partnership con le banche tradizionali sia la necessità di appoggiarsi ad economie di scala e ad un brand riconosciuto[3]. Risulta evidente quindi che il mercato si trovi in un punto in cui, per rimanere competitivi, gli incumbent non possono più fare a meno dei nuovi arrivati per innovare il proprio business e, viceversa, per passare alla fase di “scaleup”, le startup tecnologiche necessitano di una base clienti, infrastrutture ed expertise.

 

Figura 1 – Rispettivi Bisogni di Banche Tradizionali e Fintech

Fonte: Rielaborazione TIG da Pacemakers.io

 

Se per il contesto europeo la sfida che si profila è pertanto quella di preservare l’innovatività delle fintech e allo stesso tempo favorirne l’integrazione con le banche tradizionali, in Italia gli sviluppi in questo senso sono ancora ad uno stadio embrionale. Secondo molteplici osservatori, gli investimenti Fintech in Italia ammontavano nel 2016 a circa 33 milioni di euro, solamente l’1,5% degli investimenti complessivi in Europa per lo stesso anno[4], cifra indicativa del ritardo del Paese rispetto alle controparti europee. Le motivazioni possono ricercarsi nella relativamente limitata propensione allo studio dell’informatica presente nel Paese o nelle difficoltà generali in cui spesso incorrono le startup nello sviluppo del proprio business; quel che è certo però è che in Italia Fintech e industria tradizionale sono due mondi che fanno ancora molta fatica a comunicare e lavorare assieme. Nonostante si registrino nel panorama italiano più di 200 startup attive nel settore infatti, bisogna rilevare che secondo PWC solo il 41% degli istituti di credito tradizionali attivi nel Paese ha sviluppato partnership con aziende Fintech nel 2017[5].

Quel che è sorprendente, in una accezione negativa, è che le banche tradizionali hanno una forte esigenza di modificare il proprio modello di business per far fronte agli scarsi margini d’interesse (che con ogni probabilità si protrarranno anche in futuro) e quindi la collaborazione con il mondo Fintech dovrebbe, a maggior ragione, essere vista come un obiettivo strategico per rinnovare il proprio modello di business. Forse il problema sta nel cambiamento culturale necessario a venirsi in contro: da una parte alle banche manca la volontà di uscire dalla propria comfort zone ed esplorare all’esterno del proprio perimetro, mentre dall’altra le Fintech spesso faticano a modificare la propria mentalità disruptive e adattarsi alle esigenze e procedure degli istituti di credito.

Gli ultimi sviluppi tuttavia lasciano ben sperare: l’ecosistema Fintech è in continua espansione nel Paese ed in particolare a Milano, dove il Fintech District nato nel 2017 catalizza la crescita del settore con oltre 90 membri, due terzi dei quali sono presenti anche all’estero. Secondo ABI Lab poi, nel 2018 le aziende fintech presenti nel territorio nazionale hanno raccolto circa 150 milioni di euro[6], un dato ampiamente superiore agli anni precedenti. Anche se costituisce ancora una cifra modesta relativamente al resto dell’Unione Europea, va evidenziato che la percentuale di istituti di credito tradizionali che collabora con le Fintech è salita al 60% nel 2018[7], a riprova del fatto che il tema sta diventando sempre più importante anche nel settore bancario italiano.

Partendo dal presupposto che l’integrazione tra i due mondi costituirà la base per poter competere in futuro nel settore, le banche italiane non possono permettersi di ignorare questi sviluppi potenzialmente benefici. Resta da vedere come e con quanta velocità queste saranno in grado di attivarsi in questo senso per far fronte alla crisi (ormai irreversibile) del modello di business tradizionale.

 

 

 


[1] KPMG (2018) – The Pulse of Fintech 2018. https://home.kpmg.com/content/dam/kpmg/it/pdf/2018/08/Pulse-of-Fintech-H118.pdf

[2] Capgemini (2018) – World Fintech Report 2018. https://www.capgemini.com/wp-content/uploads/2018/02/world-fintech-report-wftr-2018.pdf

[3] Capgemini (2017) – World Fintech Report 2017. https://www.marsdd.com/wp-content/uploads/2015/02/CapGemini-World-FinTech-Report-2017.pdf

[4] PWC (2017) – Le Aziende Fintech in Italia 2017. https://www.pwc.com/it/it/industries/fintech/docs/2017-fintech-report.pdf

[5] PWC (2017) – Global FinTech Report 2017. https://www.pwc.com/gx/en/industries/financial-services/assets/pwc-global-fintech-report-2017.pdf

[6] “Fintech goes to Italy – Main Session”, Salone dei Pagamenti 2018. Presentazione di Romano Stasi, Managing Director, ABI Lab.

[7] Ibidem.

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