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Digital Investment Management 2019: come evolvono i servizi finanziari e quali sviluppi per gli stakeholder

N.  Marzo 2019
        

a cura di Carmen Camarca 
Analyst, The Innovation Group 

 

Negli ultimi anni il mercato finanziario ha subito notevoli cambiamenti, l’ultimo dei quali è stata l’introduzione della Mifid 2, avvenuta lo scorso anno, in un momento delicato per i mercati internazionali, caratterizzati da un andamento non particolarmente positivo e da prospettive economiche (soprattutto per l’Italia) poco favorevoli. Cosa è cambiato per l’industria del risparmio gestito e, in particolar modo, per il settore dell’asset management e per le banche? Quali sviluppi ha promosso l’innovazione nel settore bancario e finanziario? Quali strategie sono state messe in campo dai diversi stakeholder del sistema?

Di questi temi si è discusso nell’ambito del Digital Investment Management, primo workshop del Banking Program 2019 organizzato e promosso da The Innovation Group lo scorso 27 febbraio, in cui esponenti del management dell’Industria del Risparmio Gestito in Italia si sono confrontati sulle iniziative adottate finora e su quelle da promuovere in futuro per affrontare al meglio i cambiamenti in corso. Qui riassumiamo gli aspetti generali emersi durante il tavolo di lavoro, lo scenario in cui gli operatori finanziari e bancari operano e le sfide che dovranno affrontare, soprattutto a fronte dei trend che si stanno affermando a livello internazionale e che in un futuro, non particolarmente lontano, impatteranno anche il contesto italiano.

 

Nel corso dell’evento sono emersi quattro fattori chiave che caratterizzano l’attuale mercato finanziario italiano:

  1. La diversità degli schemi di pricing con cui si stanno muovendo i diversi player del mercato, anche considerati gli impatti sui margini che la cost trasparency introdotta dalla Mifid 2 avrà sia su asset manager che collocatori.
  2. Lo sviluppo dei prodotti alternativi, fenomeno ormai affermato sui mercati internazionali che di recente sta suscitando anche l’interesse degli operatori italiani.
  3. L’utilizzo della tecnologia applicata alla finanza (soprattutto dell’intelligenza artificiale e degli analytics), non particolarmente sviluppato nel mercato italiano. Robo-Advisor, chatbot, customer raccomandation potrebbero creare servizi di customer experience ampiamente digitalizzati. Allo stesso modo, considerata la potenzialità e il valore dei dati, potrebbe essere vantaggioso investire sugli analytics, in grado di creare modelli di gestione più efficienti per il cliente finale.
  4. Il passaggio intergenerazionale dei capitali: attualmente la maggior parte della ricchezza finanziaria è posseduta da persone di oltre 75 anni ma in futuro lo scenario potrebbe modificarsi e sarebbe quindi bene che i mercati ponessero l’attenzione su questi aspetti.

 

Quali, dunque, le possibili indicazioni per il futuro:

  1. Rivisitazione della value proposition, in termini di targetizzazione e segmentazione della clientela.
  2. Evoluzione delle logiche di asset collocation. Il mondo della legacy, quello finora conosciuto, era basato su classi d’investimento tradizionali e su pochi investimenti alternativi, lo scenario che si sta profilando, invece, è molto più complesso, evolve in base all’offerta dei distributori e in funzione delle competenze che stanno sviluppando gli asset manager. C’è da chiedersi, dunque, se i modelli tradizionali utilizzati finora potranno funzionare anche in futuro o se si avvertirà il bisogno di individuare nuove strategie.
  3. Utilizzo efficace della tecnologia, soprattutto in un’ottica di evoluzione e digitalizzazione della Customer Experience.
  4. Evoluzione del modello organizzativo, passaggio obbligato a fronte dei numerosi cambiamenti di cui si è parlato finora. Potrà avvenire in tre modi: fortificando la catena manageriale (sviluppando percorsi collaborativi e cooperativi di integrazione orizzontale), creando attività e progetti di sviluppo professionale differenziati per capacità e attitudine dei collaboratori, promuovendo modalità relazionali di interazione e comunicazione con i clienti e non più one to one (finora prevalenti).

 

Anche l’industria del risparmio gestito dovrà, dunque, accelerare il proprio percorso verso il cambiamento, cercando di individuare le strategie adatte (al di là delle barriere normative) con cui far fronte alle continue minacce di player con modelli disruptive.

 

 

 

 

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