Aziende e parità di genere, gli esempi virtuosi da seguire

Qual è la migliore azienda in cui lavorare in Italia, secondo il punto di vista delle donne? Ce lo svela la classifica “Best Workplaces for Women 2021”, realizzata dalla società di consulenza per le risorse umane Great Place to Work Italia. Per questa edizione della ricerca sono state interpellate, tramite questionario, più di 13.400 donne occupate in Italia, la quali hanno espresso un’opinione su cinque aspetti della propria azienda: la credibilità, il rispetto, l’equità (elementi che misurano la fiducia dei dipendenti nei loro manager), l’orgoglio e la coesione (elementi che misurano il coinvolgimento dei dipendenti, il loro rapporto con i colleghi, con il proprio lavoro e con l’azienda). 

Sulla base delle risposte sono state individuate le venti aziende più virtuose. La classifica tiene conto anche di altri fattori, come il numero di professioniste in organico, il numero di donne all’interno del management e un “indice di parità” (Parity Index) femminile, determinato da una serie di variabili (possibilità di assentarsi dal lavoro, retribuzione equa, profit sharing, equità delle promozioni, assenza di favoritismi e di discriminazioni di genere).

“Negli ultimi cinque anni abbiamo ascoltato più di 85mila donne: la loro soddisfazione riguardo ai loro ambienti di lavoro è in netta crescita”, ha commentato Alessandro Zollo, amministratore delegato di Great Place to Work Italia. Nelle venti aziende in testa alla classifica, la stragrande maggioranza delle donne (93%) ha dichiarato di lavorare in un “great place to work”, cioè in un’azienda che garantisce meritocrazia, serenità sul posto di lavoro, un buon equilibrio tra vita professionale e privata, benefit e riconoscimenti. Il dato supera di due punti percentuali quello della classifica dell’anno precedente.Tutto bello, ma dobbiamo considerare che questa è una fotografia di uno scenario privilegiato, di appena venti aziende virtuose. Anche all’interno di questa élite, solo un’impresa su quattro ha una donna nel ruolo di amministratore delegato o direttore generale.

Qual è la migliore azienda per lavorare in Italia per le donne, secondo la classifica di Great Places to Work.

Qual è la migliore azienda in cui lavorare in Italia

Tornando alla domanda iniziale, cioè qual è la migliore azienda in cui lavorare in Italia per una donna, al primo posto della classifica quest’anno c’è Sebach, società specializzata in servizi di noleggio di servizi igienici mobili: una storica (nata nel 1987) ma piccola azienda (37 dipendenti), che peraltro si dichiara impegnata sul fronte dell’ecologismo. Nel 2012 Sebach ha sottoscritto una “Carta degli Impegni per la Sostenibilità” per formalizzare il proprio impegno a realizzare “prodotti innovativi, attenti alle esigenze di risparmio, al comfort di utilizzo e all’impatto ambientale”. Dall’anno seguente comunica in modo trasparente i dati sulle prestazioni ambientali dei propri prodotti e servizi.

Al secondo posto della classifica c’è Biogen Italia, impresa biotecnologica e farmaceutica (7.300 dipendenti, di cui 149 in Italia), al terzo American Express Italia (110 dipendenti). Seguono Stryker Italia (apparecchiature mediche e chirurgiche), Zeta Service (servizi professionali/assistenza telefonica), Hilton (alberghiero), Sorgenia (energia), Amgen (biotecnologie e farmaceutico), SC Johnson Italy (produzione di prodotti per l’igiene della casa), Portolano Cavallo (studio legale), R-Everse (agenzia di recruiting), Unox (produzione di forni professionali), Cisco Systems Italy (informatica e telecomunicazioni), Bending Spoons (informatica), Ipsen (biotecnologia e farmaceutico), Webranking (media/servizi Internet), Bristol-Myers Squibb (biotecnologia e farmaceutico), Salesforce (informatica),  Lundbeck Italia (biotecnologia e farmaceutico).

In queste venti aziende, in media, le donne rappresentano il 52% della forza lavoro e il 44% del top management. Cinque di loro hanno un Ceo o direttore generale donna. L’indice di parità di genere è all’83% ed è cresciuto di nove punti percentuali negli ultimi cinque anni: si tratta di un indicatore molto significativo, raggruppa elementi come l’equità nelle promozioni e nella retribuzione, il profit sharing, la flessibilità e l’assenza di discriminazioni di genere. Sul tema dell’equità, l’87% delle dipendenti di queste venti aziende esprime parere positivo, sottolineando in particolare il miglioramento della meritocrazia. 

La parità di genere nelle aziende italiane

Purtroppo, al di fuori di questa cerchia di aziende illuminate i dati di Great Place to Work Italia cambiano drasticamente. Nel nostro Paese l’indice di parità è al 38%, l’indice di equità al 41%. Solo il 15% delle donne dichiara di ricevere particolari benefit e solo l’11% crede che in azienda chiunque possa ottenere un riconoscimento speciale per il proprio lavoro. Un buon equilibrio casa/lavoro è un’utopia per la maggioranza e realtà solo per il 28% delle donne. Dunque la classifica “Best Workplaces for Women 2021” può rappresentare una collezione di ottimi esempi da cui trarre ispirazione, ma lo scenario della parità di genere nelle aziende italiane non è tra i più confortanti.

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DITE significa Donne, Innovazione e Transizione Ecologica: temi solo apparentemente distinti, e che si intrecceranno sempre di più in una futura società che voglia essere inclusiva, libera dai pregiudizi di genere, digitale e sostenibile. D’altra parte questi sono anche gli obiettivi al centro del PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che vogliamo seguire e presidiare su queste pagine.

DITE è anche uno dei temi protagonisti del nostro evento Digital Italy, durante il quale un tavolo di lavoro sarà dedicato alle relazioni tra mondo femminile, innovazione e rivoluzione green.

Ma il dibattito proseguirà anche oltre il Digital Italy, qui su DITE, che (come il nome suggerisce) è anche un invito alla parola: in questo blog si raccontano e portano il loro punto di vista imprenditrici, rappresentanti delle istituzioni e donne appassionate di digitale. Continueremo a dare spazio alla discussione anche dopo il Digital Italy, sul blog e con un ebook che nascerà dalla selezione di alcuni articoli delle autrici di DITE.





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