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LE METAMORFOSI DELL’INDUSTRIA ICT

Roberto-Masiero-miniA cura di Roberto Masiero, President, The Innovation Group

In tempi preistorici l’isola di Malta era unita alla Sicilia da un istmo largo abbastanza da assicurare la continuità degli ecosistemi. Circa 15000 anni fa il mare sommerse improvvisamente l’istmo, e una grande quantità di animali si trovarono improvvisamente isolati e con una quantità di cibo assolutamente insufficiente a sostentarli.

Come reagirono? Con il nanismo. Al Museo Paleontologico di Malta potete vedere numerosi scheletri di elefanti e di ippopotami in dimensione “bonsai”.

Questo esempio è utile per comprendere quanto sta accadendo nel mondo dell’ICT, travolto dall’ondata della digitalizzazione: al rapido mutamento degli ecosistemi si reagisce con la metamorfosi.

Prendiamo il caso dell’IBM. Potremmo definire IBM un “elefante intelligente”, abile come pochi altri nel vedere le future evoluzioni dei mercati ma spesso incapace, per le sue dimensioni e la sua complessità organizzativa, di coglierle concretamente (ricordate Smart Planet?). Negli ultimi anni, particolarmente nel nostro Paese, IBM si è concentrata soprattutto sul suo mercato “established”, con una scarsa capacità di aggredire il mercato esterno. Ma di fronte alla progressiva erosione del suo mercato interno, IBM sta reagendo da una parte con una durissima cura dimagrante, dall’altra cercando nuovi pascoli nel mondo del cognitive computing. Per questo i forti investimenti su Watson e investimenti in aziende quali “The Weather Company “, con l’acquisizione di importanti parchi clienti interessati all’impatto delle previsioni metereologiche sui loro business, prefigura un’IBM “dematerializzata”, sempre più concentrata sulla vendita dei dati e dei servizi basati sulle loro elaborazioni.

Altre Aziende spingono la loro metamorfosi anche oltre, come nel caso di HPE e della sua “Strategia di Partenogenesi”. Di fronte alla verificata impossibilità di spremere economie di scala da grandi business eterogenei, legacy di precedenti acquisizioni ormai a bassi margini di profitto (EDS) o rivelatesi semplicemente disastrose (Autonomy), Il CEO di HPE Maggie Whitman ha deciso di concentrarsi sulla commercializzazione di servizi per le aziende comprensivi di server storage e apparati di rete. Per potersi focalizzare sulla reinvenzione di un’azienda più piccola e agile, Whitman ha deciso una duplice scissione: i servizi IT si fonderanno con CSC per creare una NEWCO che HPE deterrà per il 50% e gestirà assieme CSC con la nomina della metà dei membri del CdA (anche se il CEO di CSC, Michael Lawrie, è solidamente installato al posto di guida, e quindi guiderà lui la nuova azienda, che, proponendosi di competere con ACCENTURE, deve per forza poter contare sull’esperienza e il know-how di CSC). Dopo aver “spinoffato” i servizi IT, Whitman ha deciso di fare altrettanto attraverso lo spin-off e il merger dei suoi “non core software assets” (molti dei quali derivano dall’acquisizione di Autonomy) dentro Microfocus.

Altre aziende, più vicine ai pascoli verdi della digitalizzazione, si stanno pure rapidamente trasformando per adeguarsi ai nuovi ecosistemi. La MICROSOFT di Satya Nadella, ad esempio, si sta focalizzando sempre più sulla fornitura di servizi, soprattutto professionali. Pochi hanno capito il vero senso dell’acquisizione di LinkedIn, pagata ben 26 miliardi di $: con essa infatti Microsoft, che grazie a Office 365, al cloud Azure e a Software Dynamics è già in grado di fornire i grafi e quindi a governare le interazioni interne delle organizzazioni clienti, aggiunge il maggior repository di grafi relativi alle imprese e alle organizzazioni professionali “esterne”, rendendo così disponibile una miniera di nuove relazioni con esperti e imprese ai propri clienti. In questo modo Microsoft sviluppa una piattaforma enterprise che può finalmente mettere a repentaglio il predominio di Salesforce che, non a caso, si è opposta duramente all’acquisizione.

Qualche problema rispetto alle naturali evoluzioni del mercato potrebbe nascere da questioni geopolitiche. Ad esempio, è notizia di oggi la rimozione della App Linkedin dagli store online ordinata dal regolatore del governo russo perché “violerebbe la legge locale sulla protezione dei dati.” Ora, la pretesa che un tipo come Putin si erga a difensore della privacy è francamente risibile. Più probabile che l’industria ICT americana debba ancora aggiustare i suoi rapporti con il “ciclone TRUMP”. Questa ipotesi è avvalorata dalla notizia che Jack Ma, CEO di ALIBABA, avrebbe proposto a TRUMP un piano di massicci investimenti negli USA, che dovrebbero generare un milione di posti di lavoro nei prossimi 5 anni. Questa notizia, che fa seguito al precedente incontro con il CEO di SoftBank, lancia una nuova luce sul cosiddetto “protezionismo ” del nuovo Presidente Usa, secondo cui i posti di lavoro non avrebbero colore, a patto che siano americani. Una interessante evoluzione, che potrebbe imporre nuove trasformazioni genetiche anche ai leader della specie, come Google e Amazon.

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