Cosa abbiamo imparato dal coronavirus

Quali indicazioni trarre da questa crisi per il futuro? Su cosa investire? Quali sono le priorità da stabilire?

Affrontare una crisi richiede una lunga preparazione che si acquisisce con anni di politiche e investimenti adeguati. Si pensi, ad esempio, allo smart working: il lavoro flessibile è stato adottato soltanto dalle realtà che erano pronte a farlo; si tratta del resto di un ridisegno organizzativo che non richiede soltanto l’utilizzo di specifici strumenti, ma comporta anche l’individuazione di nuove modalità di organizzare il lavoro, attività la cui implementazione richiede tempi lunghi.

Un simile discorso può essere affrontato in relazione alle reti di connettività. A lungo si è ritenuto che per investire in infrastrutture fosse necessaria la manifestazione di un bisogno che, invece, adesso è stato avvertito da tutti nello stesso momento e che ha messo a rischio la tenuta del sistema. Ma cosa succederebbe se alla fine il sistema non riuscisse a reggere? Come affrontare la questione nelle cosiddette aree bianche e grigie in cui non si riesce a rispondere istantaneamente ai bisogni della domanda?

I fenomeni verificatesi durante la pandemia dimostrano, oltre che la necessità di pianificare investimenti a lungo termine (anche in mancanza di effetti positivi nell’immediato), la rilevanza del concetto di “back to basics”, ovvero del ritorno a ciò che è realmente essenziale. Ecco, dunque, che essere “preparati” ad affrontare una pandemia vuol dire definire in anticipo le priorità su cui investire e non limitarsi a mettere pezze e affrontare la crisi nel momento stesso in cui si verifica (come invece è avvenuto).

Una situazione di crisi richiede, inoltre, una maggiore attenzione agli investimenti effettuati e alle modalità con cui si erogano le risorse. L’Italia ha investito troppo in iniziative demagogiche, di comunicazione ed immagine: si pensi, ad esempio, ai diversi incentivi dedicati al supporto dell’innovazione (che alla fine si sono rivelati solo spese propagandistiche) anziché dedicarsi allo sviluppo di progetti volti a valorizzare l’eccellenza.

Per fare un esempio più vicino alla vita delle imprese, è necessario ridurre i tempi di controllo dell’azienda (normalmente mensili o trimestrali) trasformandoli in monitoraggi in real time da effettuarsi tramite strumenti e funzionalità di analytics e Big Data. Tutto questo non si improvvisa solo perché c’è un’emergenza.

Se quindi quest’emergenza insegna la rilevanza del “back to basics” e dell’utilizzo responsabile delle risorse a disposizione, bisogna chiedersi, tuttavia, quali saranno gli elementi indispensabili su cui realmente poter contare in tempi di crisi: per l’Italia è necessario innanzitutto possedere infrastrutture funzionanti e aziende che sappiano rispondere tempestivamente ad eventuali criticità e sviluppare una formazione lungimirante che veda nel digitale uno strumento essenziale.

Gestire l’emergenza vuol dire anche imparare dagli errori: in Italia sarà necessario modificare le modalità con cui finora è stato gestito il Paese, con cui sono state individuate le priorità e in cui è stata declinata ed organizzata la pianificazione del futuro.

Iniziare a comprendere sin da ora di cosa si ha realmente bisogno, investirvi tempo e risorse e adottare piani strategici a partire da pochi punti essenziali: è questa la grande lezione che l’Italia deve imparare dal coronavirus.

CONTRIBUTI

I contributi di questa sezione comprendono documenti, relazioni e sintesi di interventi effettuati dai Relatori delle Web Conferences, degli Eventi Territoriali e del DIGITAL ITALY SUMMIT promosso da The Innovation Group.

Essi possono includere, inoltre, articoli e Paper che abbiamo ritenuto di particolare interesse per aprire o contribuire al dibattito sulle politiche industriali e sull’impatto dell’innovazione tecnologica sul mercato e sull’industria del digitale sull’organizzazione delle imprese, della Pubblica Amministrazione, del Terzo Settore e del lavoro.