27.11.2025

Intelligenza artificiale e cloud spingono il mercato digitale: le nuove sfide per imprese e PA

Il Caffè Digitale

 

L’Italia digitale continua a correre, ma l’intelligenza artificiale resta una sfida per imprese e PA. È questo il quadro che emerge dall’analisi del mercato digitale presentata da TIG all’interno della nuova edizione del suo rapporto annuale.

 

Entro fine 2025, secondo le stime di TIG – The Innovation Group, il mercato digitale italiano raggiungerà un valore di 83,4 miliardi di euro, crescendo del +3,9% rispetto al 2024, e toccherà i 86,6 miliardi nel 2026. È una fotografia di un mercato in crescita, dove le componenti più innovative trainano le prospettive di crescita della spesa: cloud computing, intelligenza artificiale, sicurezza informatica diventano voci di spesa che pesano sui budget ICT, soprattutto nelle grandi imprese, richiedendo un attendo monitoraggio.

 

Una crescita diversificata per il mercato italiano

Più in generale, guardando alle macro-voci del mercato, lo sviluppo è trainato principalmente dai servizi IT con i servizi cloud infrastrutturali (IaaS e PaaS), i servizi di cybersicurezza e per lo sviluppo e la formazione in ambito AI. Continuano a crescere d’altra parte il mercato del software e dei contenuti digitali, mentre per l’hardware è prevista nei prossimi anni una timida ripresa, favorita dall’espansione dell’intelligenza artificiale e dalla connessa necessità di infrastrutture sempre più sicure e performanti. A rallentare la performance del mercato della Penisola sono d’altra parte soprattutto la componente consumer, che maggiormente ha risentito negli ultimi anni dell’incertezza economica e del “caro vita”, e i servizi di telecomunicazione, con le aziende del settore che affrontano una fase turbolenta di ripensamento e riorganizzazione: l’obiettivo è quello di “migrare” verso un modello TechCo,  dove infrastrutture e connettività diventano piattaforme abilitanti per lo sviluppo di servizi digitali verso le imprese e i cittadini.

 

L’intelligenza artificiale all’interno di enti e imprese

Per quanto riguarda la diffusione dell’AI nelle imprese italiane, questa è d’altra parte ancora agli inizi. È infatti solo il 14% delle aziende coinvolte nella Digital Business Transformation Survey 2025 di TIG – The Innovation Group che dichiara di aver integrato l’intelligenza artificiale nei propri processi, frenate soprattutto dalla carenza di competenze interne (44%) e dagli elevati costi di investimento (23%). Molte imprese stanno invece ancora esplorando o studiando l’adozione di queste soluzioni, con un 27% in fase di valutazione e un 17% che prevede di implementarla in futuro. Gli ostacoli all’adozione citati richiamano anche la difficoltà di dimostrare il valore concreto e di business delle soluzioni di intelligenza artificiale (31%) e di identificare casi d’uso efficaci (28%).

Questi risultati, raccolti principalmente tra aziende e organizzazioni private, si ritrovano anche tra gli enti della pubblica amministrazione, in particolare locale: se il 96% degli enti intervistati da TIG – Gruppo Maggioli nell’Indagine sulla transizione digitale della PAL di quest’anno ha infatti sviluppato progetti digitali nell’ultimo anno, puntando soprattutto su piattaforme digitali pubbliche e migrazione al cloud, tuttavia “solo” 18% degli enti utilizza – in modo sperimentale o più consolidato – strumenti di AI generativa, l’11% sfrutta assistenti e agenti AI per automatizzare i processi e il 9% ricorre a strumenti e modelli di AI per l’analisi avanzata dei dati. Tra i principali benefici attesi dall’adozione dell’AI emerge poi in particolare la possibilità di automatizzare attività complesse e ripetitive –  lo afferma il 43% dei rispondenti pubblici seguita dalla ricerca di una migliore interazione con i cittadini (23%) e un incremento nella produttività personale dei dipendenti (22%); al contrario, tra gli ostacoli emergono ancora una volta la mancanza di competenze interne (59%) e fattori culturali come la resistenza al cambiamento (45%) e la preparazione ancora limitata della dirigenza su questi temi (36%).

 

La trasformazione digitale come leva competitiva per il Paese

In questo scenario, d’altra parte, la trasformazione digitale non è più soltanto un obiettivo strategico per enti e imprese, ma una leva competitiva decisiva per la crescita del sistema Paese. L’evoluzione continua delle tecnologie – dall’ascesa dell’intelligenza artificiale alle prospettive del calcolo quantistico e dell’high performance computing – richiede a imprese e istituzioni di ripensare modelli, processi e infrastrutture con una visione di medio-lungo periodo. La dinamica espansiva del mercato digitale italiano, che entro il 2025 è prevista superare gli 83 miliardi di euro, conferma la direzione che sarà necessario seguire: investire in soluzioni ICT, infrastrutture moderne e aggiornate e nell’accesso a servizi e contenuti digitali è la condizione per supportare l’innovazione, garantendo sicurezza, efficienza e la generazione di nuovo valore.

 

 

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