21.07.2026

FMI: Guerra e AI sono le due forze che ridisegnano la crescita globale

Il Caffè Digitale

 

Photo by ChatGPT Image Jul 15, 2026, 03_56_10 PM

Il Fondo Monetario Internazionale rivede le stime 2026-27: guerra in Medio Oriente e boom degli investimenti in AI si contrappongono nella crescita mondiale.

 

Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha recentemente pubblicato l’aggiornamento del World Economic Outlook, intitolato “Global Economy in Crosscurrents of War and Technology”. Il rapporto descrive un’economia mondiale sospesa tra due forze opposte: uno shock negativo di offerta legato al proseguimento della guerra in Medio Oriente e uno shock positivo di domanda generato dal ciclo tecnologico globale, alimentato dagli investimenti in intelligenza artificiale (AI).

 

Crescita globale in frenata, ma meno del previsto

Secondo l’FMI, la crescita mondiale è prevista al 3,0% nel 2026 e al 3,4% nel 2027, in calo rispetto alla media del 3,5% registrata nel biennio 2024-25, ma sostanzialmente in linea, su base cumulata, con le stime di aprile 2026. Nel primo trimestre 2026 la crescita è risultata più solida delle attese: 3,0% su base trimestrale annualizzata, contro una stima di aprile del 2,7%, anche grazie alla maggiore quota di rinnovabili nel mix energetico e a una minore intensità energetica delle economie.

L’inflazione globale salirà dal 4,1% del 2025 al 4,7% nel 2026, per poi scendere al 3,9% nel 2027: il percorso disinflattivo avviato a inizio 2024 si è interrotto, spinto soprattutto dal rincaro dell’energia. Le previsioni in questo caso assumono che la riapertura dello Stretto di Hormuz prevista per i prossimi mesi del 2026, possa favorire un ritorno alla normalità entro marzo 2027.

 

La divergenza legata all’intelligenza artificiale

L’elemento più significativo per il settore digitale è la divergenza tra i Paesi integrati nella filiera tecnologica dell’AI e gli altri:

  • I quattro principali esportatori di hardware AI (Taiwan, Corea, Thailandia, Malesia) hanno registrato nel primo trimestre 2026 una crescita media del PIL del +4,4% (nettamentesuperiore alle previsioni di aprile 2026), in netta controtendenza rispetto al -0,3% registrato per il resto del mondo;
  • La Corea ha sorpreso con una crescita del 7,5%, (oltre quattro volte la stima di aprile 1,8%), grazie al boom di semiconduttori ed export legati all’AI, nonostante la forte dipendenza dall’energia importata;
  • La Cina è cresciuta dell’8,1%, trainata da investimenti pubblici in infrastrutture e da un’espansione del manifatturiero high-tech e dell’export;
  • Il Giappone ha registrato una crescita dell’1,8%, sopra le attese grazie a export netti e ai consumi privati;
  • Gli Stati Uniti sono cresciuti del 2,1% su base annualizzata nel primo trimestre (più basso rispetto alle ultime previsioni), ma comunque sostenuti dagli investimenti in tecnologia e proprietà intellettuale. Per loro la stima per l’intero 2026 resta al 2,3%.

Per l’area euro la previsione di crescita 2026 è dello 0,9% (rivista al ribasso di 0,2 punti rispetto ad aprile), penalizzata da costi energetici più elevati e fiducia dei consumatori debole. Per l’Italia, l’FMI stima una crescita dello 0,5% nel 2026 e nel 2027. Guardando alle altre aree, il Medio Oriente e Asia Centrale vedono una crescita che precipita allo 0,7% nel 2026 (dal 3,7% del 2025) per poi rimbalzare al 6,5% nel 2027; l’Africa sub-sahariana resta stabile al 4,3%.

 

Il commercio tecnologico come argine alla frenata

Il commercio mondiale rallenta dal 5,0% del 2025 al 3,5% nel 2026, frenato da dazi e riorganizzazione delle catene di fornitura, ma la crescita degli scambi legati alla tecnologia viene indicata dall’FMI come uno dei fattori che ha permesso una revisione al rialzo di 0,7 punti della stima di commercio 2026 rispetto ad aprile. Sul piano finanziario, oltre l’80% delle società dell’S&P 500 ha superato le stime di utile nel primo trimestre 2026, e le borse più esposte all’AI, quali quelle di Giappone, Corea, Taiwan e Stati Uniti) performano decisamente meglio rispetto alle altre.

 

Cosa significa per le imprese digitali

Per chi opera nel digitale, il messaggio dell’FMI è duplice. Da un lato, l’AI si conferma un moltiplicatore di crescita concreto e misurabile: i Paesi con una posizione solida nella filiera (hardware, data center, competenze) stanno assorbendo lo shock geopolitico meglio degli altri e l’FMI stima che, in caso di adozione più rapida e di rimozione dei vincoli infrastrutturali ed energetici, i guadagni di crescita di medio periodo potrebbero essere ancora più ampi. Dall’altro, il rapporto avverte esplicitamente di un possibile rischio di correzione: una revisione al ribasso delle aspettative di profittabilità legate all’AI potrebbe innescare un ridimensionamento repentino degli investimenti tecnologici e delle valutazioni di borsa, con effetti sulla domanda globale trasmessi attraverso i canali commerciali e finanziari. L’FMI segnala inoltre che l’AI potrebbe amplificare i rischi di cybersecurity sulle infrastrutture digitali, con possibili ripercussioni sull’intermediazione finanziaria e sui sistemi di pagamento. Questo tema rafforza la necessità di investire in resilienza e governance dei dati, non solo in capacità computazionale e soluzioni AI.

 

Rischi geopolitici ancora aperti

Il rischio più immediato resta una nuova escalation in Medio Oriente, che riaccenderebbe la volatilità delle materie prime: i prezzi energetici sono già circa 25% più alti dei livelli pre-guerra, con un aumento previsto del 32% per il petrolio e del 22% per il gas naturale nel 2026 rispetto al 2025. L’FMI raccomanda politiche monetarie focalizzate sulla stabilità dei prezzi, misure fiscali mirate e temporanee, evitando sussidi generalizzati o controlli sui prezzi, oltre a riforme strutturali per la sicurezza energetica, la “AI readiness” e il rafforzamento della cooperazione internazionale.

I dati dell’FMI confermano una lettura che in TIG osserviamo da tempo nelle nostre survey sul mercato italiano: la capacità di intercettare il ciclo tecnologico dell’AI sta diventando essa stessa una determinante macroeconomica, non solo un fattore di competitività aziendale. Per il tessuto produttivo italiano, spesso ancora indietro su competenze digitali e data governance, il rischio non è soltanto restare ai margini della crescita generata dall’AI, ma essere meno protetti anche di fronte agli shock esogeni, dalla geopolitica all’energia. Investire ora in competenze, infrastrutture e sicurezza dei dati non è quindi solo una scelta di innovazione, ma una condizione di resilienza economica.

 

Sergio Patano
Event & Research Manager, TIG – The Innovation Group

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