Più spesa IT, meno visione: il paradosso dei CIO italiani
Il Caffè Digitale


Cybersecurity e gestionali dominano i budget. L’AI è presente ma nelle retrovie. La trasformazione digitale sembra crescere più per inerzia contrattuale che non per visione strategica.
C’è un dato che fotografa meglio di ogni altro lo stato dell’IT nelle grandi aziende italiane nel 2026: tutti dichiarano che i dati sono centrali, quasi nessuno li governa davvero.
I CIO assegnano alla centralità dei dati per la competitività un punteggio medio di 4,22 su 5. Ma la readiness delle data platform per sviluppare AI si ferma a 3,02. Ancora più significativo: solo il 10% inserisce la data governance tra le priorità di investimento. È il paradosso più eloquente della CIO Leaders Survey 2026, condotta a febbraio da TIG-The Innovation Group e CEFRIEL su 50 CIO di grandi aziende.
L’AI è il grande assente
Nel 2026, anno in cui l’Intelligenza Artificiale agentica domina ogni agenda tecnologica, l’AI generativa è area di investimento prioritaria per appena il 22% dei rispondenti, alla pari con l’ammodernamento infrastrutturale. È citata da un esiguo 10% come fattore che influenza la spesa IT. Sul podio si trovano cybersecurity (44%) ed ERP e modernizzazione dei gestionali (40%): voci storicamente difensive, tutt’altro che disruptive. Il messaggio è eloquente: i CIO italiani sono pragmatici. Pragmatismo o paura di sbagliare?
Si spende di più, ma non per visione
Il 64% delle aziende aumenta la spesa digitale nel 2026. Sembra una buona notizia, fino a quando non si legge che per il 50% dei rispondenti la crescita non nasce da una scelta strategica, ma dall’aumento di canoni, licenze e costi di aggiornamento. Prima ancora dell’AI come driver di spesa compaiono le tariffe dei fornitori in aumento (26%). I budget crescono perché i contratti costano di più, non perché si è deciso di innovare.
Un’inflazione IT silenziosa, che pesa sui conti ma non genera valore proporzionale.
Legacy, governance e KPI mancanti
I sistemi legacy restano uno dei freni principali: il 47% dei CIO dichiara che incidono in modo rilevante sulla capacità di innovare.
A questo si aggiunge una governance debole: solo il 16% considera la gestione della trasformazione digitale un vero vantaggio competitivo. E se non si governa, non si misura: l’11% delle aziende non utilizza KPI per valutare l’efficacia degli investimenti IT.
Il CIO vuole fare il manager, ma resta intrappolato tra IT e business.
Il coinvolgimento del CIO nelle decisioni di business si attesta a 7,07 su 10. Il 67% concorda che le competenze di business siano oggi importanti quanto quelle tecniche. Eppure, la sfida numero uno dichiarata rimane l’allineamento IT-business (40%). L’AI come area di intervento del CIO raccoglie appena il 9%, meno del vendor management.
Un sistema in transizione, non ancora in accelerazione
Il CIO è consapevole delle proprie lacune ma è ancora frenato da inerzie organizzative, tecnologiche e contrattuali. Dichiarare i dati fondamentali senza governarli, aumentare la spesa senza sceglierla davvero, aspirare all’allineamento con il business senza raggiungerlo: sono segnali che il sistema sa dove vuole arrivare, ma che il percorso è più lungo del previsto. Finché AI e data strategy resteranno in fondo all’agenda operativa, il divario con chi ha già fatto scelte radicali rischia di diventare strutturale.
Sergio Patano
Event & Research Manager, TIG – The Innovation Group
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